Roma:

Discorso del Ministro della Difesa On. Prof. Antonio MARTINO

in occasione della festa dell’Esercito ( 03 Maggio 2005)

Signor Presidente della Repubblica,

a 144 anni dalla propria istituzione, l’Esercito italiano si stringe intorno a Lei, supremo magistrato della Repubblica e rinnova i suoi proponimenti di fedeltà ai valori della Costituzione e d’impegno per il bene e la sicurezza della Patria.

Una storia secolare conferisce vigore a queste motivazioni e guida gli uomini e le donne dell’Esercito sulla via della responsa bilità, del dovere, della professionalità.

Il provvedimento del Ministro della Guerra, Manfredo Fanti, che il 04 Maggio del 1861 decretò la fine dell’Armata Sarda e la nascita dell’Esercito Italiano, rappresenta una tappa significativa del nostro Risorgimento e l’avvio di una nuova, gloriosa vicenda.

Il 1860 resta un anno cruciale nella storia del nostro Paese.

L’anno in cui la tenacia e la genialità di Cavour, il coraggio di Garibaldi e di tanti patrioti mazziniani riuscirono a conseguire il risultato, agognato da secoli, di vedere il nostro popolo riunito in un unico Stato, finalmente indipendente, libero da ogni dominazione straniera. La stretta di mano tra il Re e Garibaldi a Taverna della Catena il 26 ottobre 1860 chiuse un’era e ne aprì un’altra radicalmente nuova.

Il sogno di Dante, di Petrarca, di Machiavelli, sopravvissuto per secoli, si realizzava. L’Italia, faro di arte, cultura, civiltà, ma incapace di farsi soggetto politico unitario, trovava il suo compimento nazionale.

Nel Regno sabaudo, che ha il merito storico di aver dato corpo istituzionale alle aspirazioni dei nostri patrioti, sono le radici del nostro Stato e del nostro Esercito, sebbene, andando indietro negli anni, l’Esercito Italiano può addirittura essere fatto risalire al bando del 1659 del duca Carlo Emanuele II di Savoia, volto a reclutare, fra i sudditi del Regno, un reggimento di alta affidabilità. Sarà così proprio il Piemonte sabaudo ad avviare il passaggio dalle milizie di ventura alle unità permanenti, quali organismi propri dello Stato e retti da un legame di fedeltà al Sovrano ed alla terra.

Rinasceva così il concetto di " exercitus " : nerbo della potenza della Roma repubblicana, quale corpo di cittadini addestrato ed organizzato per il servizio alla Patria. Forte della sua tradizione militare e statuale, il Regno sabaudo fu il motore del nostro Risorgimento.

Signor Presidente della Repubblica, l’unità d’Italia è un fiore prezioso nato dal sangue dei martiri del Risorgimento e di tutti i caduti nelle guerre d’Indipendenza, nei conflitti mondiali, nella guerra di liberazione e nella resistenza, nelle più recenti missioni all’estero.

E se vi è un filo che collega tutti questi eventi, esso è proprio l’Esercito, protagonista di primo piano della storia nazionale, visibile dimostrazione della volontà delle genti italiane di diventare Nazione, testimonianza della capacità di un popolo di saper costruire e far vivere uno Stato.

Nessun sacrificio - nella lunga storia dell’Esercito è stato inutile. Anche nelle ore più tragiche; anche quando tutto sembrava compromesso o perduto.

La tenacia dei reparti che si immolarono, in Friuli, per opporsi alle forze nemiche dopo Caporetto, fu la premessa della Vittoria finale.

El Alamein, Qulquaber, Nikolajewka, Isbucenskji, restano nomi gloriosi, che ispirano ai soldati di oggi comportamenti forti

e virtuosi. Perché lì si combatté e si cadde per l’onore dell’Italia. Porta San Paolo, Cefalonia, Montelungo, Filottrano, Poggio Rusco, sono poi le tappe di quel riscatto nazionale giustamente chiamato il " secondo Risorgimento " , conclusosi con la sconfitta del nazifascismo ed il ritorno vittorioso del Tricolore nelle città liberate.

Tutti i caduti di questo dopoguerra rappresentano la volontà dell’Italia di contribuire alla costruzione della pace, alla difesa del diritto, alla salvaguardia della civile convivenza internazionale.

Signor Presidente della Repubblica,

forte della sua secolare tradizione, l’Esercito rinnova il giuramento di fedeltà alla Repubblica. E’ un Esercito ammodernato nei mezzi e nei materiali, con forti motivazioni, orgoglioso delle tante brillanti prove sostenute in Italia ed all’Estero.

Negli uomini e nelle donne dell’Esercito l’Italia sa di poter riporre assoluta fiducia, nella certezza che opereranno sempre per la sacra difesa della Patria e dei valori morali e civili della Costituzione.

Viva l’Esercito! Viva l’Italia!

 

 

(Antonio Martino, Ministro della Difesa.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

              

 

 

                    

      Il Ministro della  Difesa

 Antonio  Martino  - ( maggio  2005 )