MEMORIALE  DELL'AVVOCATO  GIUSEPPE   LONARDO  POLITICO  E  RAPPRESENTANTE  PROVINCIALE   A   CASERTA   E  NATIVO

                                         DI  TEANO   PUBBLICATO   SUL  PERIODICO  DEMOCRAZIA PROLETARIA NEL  1910

 
 

Io non mi presumo di dire cose nuove, nè mi propongo di polemizzare o confutare singolarmente ed analiticamente i non pochi gravi errori e le molte inesattezze pubblicate su autorevoli giornali quali La Tribuna ed Il Giornale d’ Italia, Il Mattino ed Il Giorno ecc. sullo storico incontro di Vittorio Emanuele e Garibaldi.

Mio intendimento è di raccogliere ciò che fu scritto in quel turno di tempo da indiscutibili testimoni oculari ed auricolari

Che è consacrato nella stampa di quell’epoca, e ricordato poi da altri anche con documenti incontrovertibili.

Io mi sono studiato di rendere chiaro. evidente, assiomatico ad ogni lettore, ciò, che a via di discussioni prolungate, si è venuto ingarbugliando, il punto vero cioè dei luoghi del memorabile incontro con i relativi episodi del 23 e 26 ottobre 1860.

A tale scopo pubblico la PIANTA TOPOGRAFICA estratta dagli egregi Ing. Pasquale Cirelli e Raffaele Pagliari. da una antica carta esistente presso l’ufficio Tecnico Provinciale di Caserta.

E così facendo, io mi associo, anzi seguo l’ avviso del chiaro scrittore G.C. ABBA il quale, nauseato delle fantasticherie del Porta, del Giovannelli e di altri minori, pubblicò nel giornale di Bologna « L’avvenire d’Italia del 30 agosto 1907, N. 238 una lettera al riguardo, da cui stralcio la parte più saliente

Ora nel giornale del 25, mi sento chiamato addirittura a dar conto del mio silenzio. Ebbene, io non ho che da confermare parola per parola ciò che scrissi la sera di quel 26 ottobre 1860". in un bivacco presso Sparanise e che stampai più di (20) venti anni di poi. Confermo. Ma domando a me stesso perchè La Tribuna prima e dopo di lei gli altri giornali non abbiano pensato che i racconti di quell’incontro esistono da trenta, trentacinque, quarant’ anni, e che non furono mai contestati dalle centinaia e centinaia di testimoni allora viventi tanto di parte regia che Garibaldina, stati presenti alla scena? E la stampa d’allora e del Nord e del Sud e quella di Napoli stessa non esiste più nei sui documenti?

L’ ABBA, nella sua lunga lettera rivela tutto lo sdegno contro coloro che s’ ingegnano falsare la verità storica, e dice:

" Ma leggete gli scrittori dei tempi ".

Ed io, che ho fatto delle indagini. e coscienziose ricerche, voglio renderle pubbliche, in occasione delle imminenti feste pel cinquantenario dell’epopea Garibaldina. E comincio dal dispaccio pubblicato nel " Giornale Ufficiale " che si conserva nella biblioteca dell’Università di Napoli

§ 1

               Giornale Ufficiale di Napoli

                                           1860 N. 44 Sabato 27 ottobre

Dispaccio Elettrico.

Il Generale Milbitz al Generale Turr —

Napoli — Ieri mattina Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele si trovava alla testa di quattro divisioni a Monte Croce; ivi si incontrò col Dittatore, e passò in rassegna parte dell’esercito Meridionale. La sera Sua Maestà era a Teano, ed il Dittatore trovasi a Calvi.

S.Maria, 27 Ottobre 1860

                              Napoli, 27 Ottobre 1860

Per quante ricerche abbia fatte sulla dominazione dei monti, non sono giunto a trovare Monte Croce, e non l’ho rinvenuto neppure sulle carte topografiche le più minute e circostanziate.

Ritengo che la denominazione di Monte Croce sia data impropriamente ai monti di Marzanello, che sono a ridosso della Taverna della Catena, di cui appresso parlerò.

Argomentasi dallo Stata di Sezione fatto in esecuzione del R. Decreto del 12 Agosto 1809 dei Comuni di Vairano e Marzanello, nel quale alla Sez. L,I8 a 32 esiste la denominazione La CROCE E LE CROCELLE, che Sono appunto sui monti di Marzanello, nei pressi delle cui falde si accamparono i garibaldini nel mattino del 26 ottobre 1860, come appresso dimostrò

§ 2

Da Forio e Matarazzi

Il P. GIUSEPPE DA FORIO « Vita di Giuseppe Garibaldi » pubblicata nel 1862 così scrive nel vol. I°  p. 803 :

Il Re e il Dittatore s’ incontrano a Montecroce. Quegli passa la notta a Teano, questi in Calvi. I Borboni si ritirano precipitosamente al di là del Garigliano.

E prima di lui nel 861, PASQUALE MÀTÀRAZZI DA S. Maria C. V. negli "Avvenimenti politici militari dal Settembre al Novembre 1860 " a pag. 83 dice :

Il Re Vittorio Emanuele, alla testa di 4 divisioni s’incontrava col Dittatore a Montecroce e, dopo sentite esternazioni fra i due campioni della redenzione italiana, passava in rivista le truppe meridionali.

§ 3

Giuseppe Cesare Abba

Il cennato G. C. Abba, testimone oculare e che pubblica le sue noterelle di uno dei mille " Da Quarto al Volturno " così scrisse nel 1860 :

Ci siamo accampati sull’orlo di un bosco, in cui potrebbe cavalcare angelina fuggente; eppure lo chiamano Cajanello, come se fosse un cesto di granetto fatto nascere per ornare il presepio

26 Ottobre 1860

* *

Ho quasi il capogiro. Sono ancora pieno di quel che ho veduto. Una casa bianca a un gran bivio, dei cavalieri rossi e dei neri mescolati insieme, il Dittatore a piedi; delle pioppe già pallide che lasciavano venir giù le foglie morte, sopra i reggimenti regolari che marciavano verso Teano, i vivi sotto gli occhi, e nella mente i grandi morti, i romani della, seconda guerra civile, Silla, Sertorio, che si incontrarono appunto qui, figure gigantesche come "quei monti del Sannio là, e che forse non erano nulla più di qualcuna di quelle che vedo vive. Cosa ci vorrebbe a fare lo scoppio d’una guerra civile?

A un tratto, non da lontano, un rullo di tamburi, poi la fanfara reale del Piemonte, e tutti a cavallo! In quel momento, un contadino, mezzo vestito di pelli si volse ai monti di Venafro, e con la mano alle sopracciglia, fisso l’occhio forse a leggere l’ora in qualche ombra di rupi lontane. Ed ecco un rimescolio nel polverone che si alzava laggiù, poi un galoppo. dei comandi, e poi: Viva! Viva! Il Re ! Il Re.’

Come scorgersi, vi è tanto da poter identificare la località anche in relazione a ciò che scrive l’altro celebre storico Maddalonese Giacinto De Sivo.

 

§ 4

Giacinto De Sivo

Dalla " Storia delle Due Sicilie " pubblicata nel 1867, da cui al Vol. IV pag. 293 § 16 Trascrivo: " Incontro di Vittorio con Garibaldi " .

Questo mattino del 26 ottobre, Vittorio col Cialdini e due divisioni veniva a Venafro su Caianello.

Il Nizzardo coi suoi avviati sur un sentiero che mena a Vairano e Marzanello, aveva mandato avanti il Missori con cavalli, il quale tornò con Piemontesi, nunziando il re poco discosto sulla via consolare.

Ei lasciata la gente, volse là, e incontrò prima il Cialdini, poi Vittorio. cui disse: saluto il re d’Italia; rispose: Grazie!

Se arrossisse non so. Si fe’ accompagnare da esso a Teano; ma con poco gradimento dei suoi, che dietro le spalle sussurravano, i Garibaldini potersene andare; però dopo mezzodi mandò a questi

l’ordine di retrocedere a Calvi. Il Dittatore vide a Teano con mal piglio i suoi vecchi consettari: il Fanti ministro della guerra e il Farini venuto a soppiantarlo. Si ritrasse a Calvi ; il Re dormi a Teano ".

E’ più che precisato il punto che è vicino al sentiero che mena a VAIRANO E MARZANELLO poco discosto dalla via consolare sulla quale incontrò prima Cialdini, poi Vittorio ecc.

E si noti che ciò risponde esattamente alla notizia data da Cialdini, con lettera scritta al Comitato costituito in Teano e della quale più appresso farò cenno.

Si vuole una descrizione di luoghi e narrazione specifica e circostanziata?

§ 5

Alberto Mario

Si legga il documento di ALBERTO Mario trascritto in " Garibaldi e i suoi tempi " di Jessie W. Mario.

Ecco come Egli, testimone oculare, narra l’incontro fra Garibaldi ed il Re:

"Noi percorrendo attraverso i campi e i suoi primi abbozzi d’una via ferrata l’ipotenusa del gomito descritto dalla strada, ci arrestammo ad un bivio per attendervi Garibaldi. Proveniente da Venafro sfilava verso Teano l’ esercito settentrionale, e la banda di ciascun reggimento, dipartendosi dalla testa di colonna, sostava da lato a rallegrarne il passaggio con musiche marziali; quindi le si ricongiungeva alla coda.

" Il sito d‘intersezione delle due strade era abbastanza capace, e l’adornavano una casa rusticana e una dozzina di pioppi. Terreni arati all’ intorno e radi alberi e viti ingiallite dall’autunno cadente; pianura uniforme e uggiosa " .

" Non tardò guari a giungere Garibaldi: sceso di sella, si pose sul davanti a guardare la truppa con lieta pupilla. Della Rocca, generale d’armata, se gli accostò cortesemente. Alcuni ufficiali salutavano con visi sfavillanti; la più parte fatto il saluto, prescritto dal regolamento, procedeva oltre, inconsapevole o indifferente che il salutato fosse il liberatore delle Sicilie; sarebbesi detto in quel cambio, se lice una induzione della fisonomia. che eglino fossero i liberatori, e Garibaldi il liberato. Quando improvvisamente una botta di tamburi troncò le musiche e s’intese la marcia reale.

" Il Re! " - disse della Rocca.

" Il Re! il Re! " ripeterono cento bocche. E invero una frotta di carabinieri reali a cavallo, guardia del corpo, armati di spada, di pollici e di manette, annunziò la presenza del monarca sardo.

Il Re, coll’assisa di generale, in berretto, montava un cavallo arabo storno, e lo seguiva un codazzo di generali, di

ciambellani, di servitori; Fanti ministro della guerra, e Farini, viceré di Napoli in pectore, tutta gente avversa a Garibaldi, a codesto plebeo, donatore di regni.

" Di sotto al cappellino Garibaldi s’era acconciato il fazzoletto di seta, annodandoselo al mènto per proteggere le orecchie e le tempia dalla mattutina umidità. All’arrivo del Re, cavatosi il cappellino, rimase il fazzoletto. Il Re stese la mano dicendo: — Oh! vi saluto, mio caro Garibaldi, come state ? ".

E Garibaldi: — " Bene, Maestà. e lei ? "   -   il Re: — " Benone! "

Garibaldi, alzando la voce e girando gli occhi come chi parla alle turbe, gridò: " Ecco il Re d’Italia! " E i circostanti: " Viva il Re! " »

Vittorio Emanuele, trattosi in disparte pel libero transito delle truppe, sintrattenne qualche tempo a colloquio col Generale.

Indi si mosse.

Garibaldi gli cavalcava alla sinistra, e a venti passi di distanza il quartiere generale garibaldino alla rinfusa col sardo. Ma a poco a poco le due parti si separarono, respinta ciascuna al proprio centro di gravità; in una riga le umili camicie rosse, nell’altra parallela le superbe assise lucenti d’oro, d’argento, di croci e di gran cordoni.

Intanto strepito d’armi e corruscare di spallini ed ondeggiare di cimieri, i contadini accorrevano attoniti ad acclamare Garibaldi.

Dei due che precedevano, ignorando quale ei fosse, posero con certezza gli occhi sul più bello. Garibaldi procacciava di deviare quegli applausi sul Re, e, trattenuto d’un passo il cavallo, inculcava loro con molta intensità d’espressione:

Ecco Vittorio Emanuele, il Re, il nostro Re, il Re d’Italia; viva lui!

I paesani tacevano e ascoltavano, ma non comprendendo una sillaba di tutto ciò, ripicchiavano il viva Calibardo! Il povero Generale alla tortura sudava sangue dagli occhi, e conoscendo come il principe tenesse alle ovazioni e quanto la popolarità proprio lo irritasse, avrebbe volentieri regalato un secondo regno pur di strappare dal labbro di quegli antipolitici villani un :

" Viva il Re d’Italia !" anche un semplice Viva il Re!

Ma la difficoltà si sciolse prontamente. perchè Vittorio Emanuele spinse il cavallo al galoppo.

Al ponte d’ un torrentello che tocca Teano, Garibaldi fece di cappello al Rè questi proseguì sulla strada sub-urbana, quegli passò il ponte, e separandosi l’un l’altro ad angolo retto.

Noi seguimmo Garibaldi; i regi, il Re.

Garibaldi smontò di sella nel propinquo sobborgo, e condusse il cavallo ad uno stallaggio di barocciai a lato della via.

Entrai nella stalla con Missori, Nullo E Zasio, e vi trovai il Dittatore ivi seduto su una pancuccia a due passi dalla coda del suo cavallo. Stavagli davanti un barile in piedi, sul quale gli fu apprestata la colazione, Una bottiglia d’acqua, una fetta di cacio e un pane. L’acqua, per giunta, infetta. Appena ne bevve egli un sorso, la sputò dicendo tranquillamente: — Dev’ esservi nel pozzo una bestia morta da un pezzo.

Lentamente e in silenzio ripartimmo sui nostri passi per Calvi. Il sembiante di Garibaldi m’apparve sì dolcemente mesto, che mai mi sentii attirato verso di lui con altrettale tenerezza.

Fatto centro in Calvi, il Generale dispiegò i suoi 10,000 uomini con perspicua diligenza da un lato fino a Cascano, dall’altro a Sparanise, la fronte conversa alla strada che per Sant’Agata mena al ponte del Garigliano. Corse e speculò minutamente l’intero giorno il terreno entro un arco di parecchie miglia, e la sera si ridusse in un tempietto fuori della borgata di Calvi. Mesti della sua mestizia, noi ci eravamo posti a giacere su poca paglia intorno a lui.

La dimane, sul mezzodì, udivasi il rombo del cannone sul Garigliano. Venne mia moglie a chiedere provvedimenti per l’ ambulanza generale.

« Garibaldi le rispose con accento incisivo e con fredda compitezza:

" I miei feriti giacciono all’ altra riva del Volturno! " — E tacque.

Noi stemmo sospesi e intenti per indovinare a cui alludesse tale risposta. Vidi sul suo volto un graduale passaggio, quasi per note semitonate, a un Più mite e rassegnato senso di tristezza;indi egli ripigliò con voce blanda e con inflessione esclamatoria: " — Jessie, ci hanno messo alla coda – " Allora compresi la recondita causa del Suo turbamento dopo il colloquio col Re. Ma conoscendo la nobile natura di lui, avevo la certezza che quella causa non doveva indagarsi che nell’inurbanità del principe, preludio d’una ingratitudine favolosa.

In più tarda ora, il Re percorse linee sino al Volturno. Il colonnello Dezza faceva gli onori del campo. Era una ressa affannosa di generali garibaldini e di ufficiali superiori intorno al nuovo astro sorgente: e intanto tramontava malinconicamente dietro le pianure della Campania l’astro di Marsala.

Poi si seppe che avendo Garibaldi nel breve colloquio domandato per i suoi l’onore della prima schiera, il Re rispose : " Voi vi battete da assai lungo tempo: tocca a me adesso; le vostre

truppe sono stanche, le mie fresche; ponetevi alla riserva!

Poi dopo una pausa: Quando attaccheremo Capua, se volete cooperare all’attacco intendetevi col generale Della Rocca, che ha le mie istruzioni! ». Egli a tutto era preparato, a tutto si rassegnava fuorché di trovarsi escluso dagli ultimi combattimenti.

In questo documento, la località dell’incontro è ancor più precisata, perchè oltre alla casa bianca, ad un grande bivio, donde il contadino mezzo vestito di pelli si volse ai monti di Venafro, d cui parla l’Abba, si accenna da Alberto Mario anche agli abbozzi di una via ferrata (che è quella nel territorio di Caianello allora tracciata) ed al bivio: E giova ripeterlo.

Noi percorrendo attraverso i campi e sui primi abbozzi d’ una via ferrata

D’una via ferrata, l’ipotenusa del gomito descritto dala strada, ci arrestammo ad un bivioper attendervi Garibaldi.

IL SITO D’INTERSEZIONE DELLE STRADE ERA ABBASTANZA CAPACE , e l’adornavano una CASA RUSTICANA ed una dozzina di pioppi. Terreni arati, all’intorno e radi alberi e viti ingiallite dall’autunno cadente; PIANURA UNIFORME E UGGIOSA.

Si osservi sulla Cartina pianta topografica il punto adiacente a " TAVERNA DELLA CATENA " si vedrà l’ipotenusa dianzi citata ed il bivio.

§ 6

Delli Franci

La località qui descritta è indiscutibilmente quella, conosciuta allora, con la denominazione " Taverna della Catena " di cui ancora esiste con questa scritta la lavagna applicata sul fabbricato.

Questa località è anche notevole per l’abboccamento avvenuto tra Salzano, e Il generale capo dell’esercito borbonico.) e Cialdini il generale d’armata dell’esercito piemontese, alle 5 e mezzo p. m. del 25 Ottobre 1860, come da lettera del Salzano al Cialdini datata : Taverna della Catena 25 ottobre 1860 e dall’altra di risposta datata da Presenzano 25 ottobre 1860.

L’ oggetto dell’ abboccamento rilevasi dalla lettera dello stesso Cialdini a Salzano a 5 novembre e dalla di lui risposta di pari data pubblicate dallo autorevole ufficiale dello Stato Maggiore Borbonico GIOVANNI DELLE FRANCI (1870) - Cronica della Campagna del Volturno del 1860 » parte seconda pag. 332, 272, 373. Cialdini scriveva:

V.E. non volle far caso di quanto le dissi alla TAVERNA DELLA CATENA. Quando previdi è accaduto. S ella prima di mezzanotte non manderà proposizioni di resa. l’avverto che non accetterò domani trattativa di sorta.

Salzano rispondeva :

Nell’ abboccamento che avemmo alla Taverna della Catena io non disconvenni dalle considerazioni cui ella mi chiamava in quanto all’esito sfavorevole che avrei avuto di necessità avere quando misurando le mie dalle sue forze ne conoscevo la sproporzione. Le dissi però che volevo meglio soccombere onoratamente, che cadere per effetto di una convenzione, che all’occhio di Europa non sarebbe stata giustificata.

Ed ora il perentorio che ella mi dà è pur tempo troppo limitato ecc.

Ma da parte questa breve disgressione sulla importanza di Taverna della Catena — e riprendendo il punto d’incontro tra V. Emanuele e Garibaldi, —che desso sia avvenuta nella detta località così denominata è confermato dalla lettera dello stesso Cialdini.

§ 7

Lettera di Cialdini

Il Cialdini, da nove mesi ammalato, in data 19 giugno 1891, a mezzo del Capitano Lazzarini, rispondeva tra l’altro così al Comitato costituitosi in Teano:

" S. M. il Re Vittorio Emanuele, con tutto il suo quartier generale, veniva dopo l’avanguardia, e l’incontro suo col Generale Garibaldi deve avere avuto luogo approssimativamente LA’ DOVE LA GRAN STRADA VENAFRO - CAIANELLO GIRA A DESTRA VERSO TEANO.

Come è chiaro, siamo ben lungi da Sessa Aurunca, lontani dal Favaro, e non vicino a Borgonuovo, ma al GRAN BIVIO, dove la gran strada Venafro - Caianello gira a destra verso Teano.

Si guardi la pianta topografica del tempo.

                                                                                                                                             

                                                                      

§ 8

Il Comitato sopra luogo e risultanze

Rimasta lungamente assopita la storica ricerca, fu risvegliata nel 1 908 dal Sindaco di Teano, Sig. Lonardo Carmine, il quale, col Comitato e con altre persone, quali l’avv. Vincenzo Cipolla, ed i fratelli De Quattro avv. Pietro, Dottor Alfonso ed altri molti non meno autorevoli cittadini di varie età e condizioni, e con la presenza anche di chi scrive, procedemmo all’ accesso sopra luogo : e dal bosco di Caianello, in cui, l’ABBA scrive, potrebbe cavalcare Angelica fuqgente, si discese alle sottostanti campagne e traversammo le località dei bivacchi garibaldini, fino a raggiungere l’attuale linea ferroviaria, che nel 1860, come descrive Mario,

Percorremmo poi la strada consolare, Capua, Torricella - Taverna della Catena - Cassino ( già S. Germano ) e costatammo tutti concordemente ed assiomaticamente, che, l’ipotenusa del gomito descritto dalla strada con gli abbozzi della via ferrata, ed il biviocui accenna A. Mario, ed il sito d’intersezione dèlle due strade, che era abbastanza capace e l’adornavano una casa rusticana e una dozzina di pioppi ecc. è quello spazio contiguo alla " TAVERNADELLA CATENA », conosciuto oggi comunemente « Quadrivio della Catena o di Caianello» e che trovasi di fronte all’attuale stazione ferroviaria. E si noti, che come questa non esisteva, non esistevano neppure i molti fabbricati, che ora si veggono, i quali sono stati costruiti del tutto dopo il 1860: nella quale epoca vi era solo la Taverna della Catena o la casa bianca vicino al gran bivio.

Di fronte a questa costatazione di fatto, ogni altra indagine era superflua, ma pure si vollero le dichiarazioni di persone, che furono presentì all’ incontro del 26 ottobre 1860. Insospettabili tutti, e di luoghi diversi, dallo studente di università ora dott. Giovanni Rossi al seminarista Domenico Antonio Vallante, dal proprietario Francesco Russo agli agricoltori ed ai contadini Andrea Chiello, Gioacchino De Fusco, Andrea Zompa ed altri, tutti dichiararono sul loro onore, di essere stati presenti in quella località del gran Bivio (Taverna della Catena) nella mattina del 26 ottobre 1860 al saluto dato da Garibaldi al Re d’Italia Vittorio Emanuele.

Fu redatto analogo verbale con le specifiche deposizioni, e con l’intervento dei Sindaci di Teano, Vairano e Caianello.

specifiche disposizioni, e con l’intervento   dei Sindaci di Teano, Vairano e Caianello.

La controversia con chi voleva che l’incontro a Borgo-nuovo, che è nel territorio di Teano, sulla strada provinciale Caianello-Teano, parve cessata, per tutte le osservazioni fatte in relazione con i dati storici del tempo. E si considerò fra l’altro, come incontestabili dati di fatto:

a) che Borgonuovo è una chiesa sovrastata sempre da una croce con campanile, da non potersi confondere affatto con la casa bianca ; e sarebbe inutile rilevare che nel 1860 il fabbricato fosse più piccolo;

b) che noti vi esiste punto il gran bivio, anzi, non vi è affatto.

c) che questa chiesa è lontano più di tre chilometri dalla linea ferroviaria;

d) che invano si cerca il bivio a gomito e l’ipotenusa dell’abbozzo della via ferrata con la strada, come non esiste affatto, l’uniforme pianura, descritta dal ripetuto A. Mario e da Abba. I quali dati sono necessari,essenziali a determinare la località.

E per le stesse ragioni è da scartarsi addirittura l’incontro asportato nelle vicinanze di Sessa; come pure è da scartarsi l’incontro che altri hanno voluto escogitare come avvenuto alla contrada Favaro presso Venafro.

Sono fiabe addirittura, come la invenzione dei due incontri, l’uno ufficioso del 25 e l’altro ufficiale del 26 ottobre.

§ 9

Il Mattino

Il MATTINO, giornale di Napoli del 9 - 10 novembre 1908, a mezzo di un suo inviato straordinario, pubblicò una dettagliata corrispondenza del sopraluogo del Comitato, della quale trascrivo la chiusa:

Concludiamo dunque una volta per sempre, che Giuseppe Garibaldi salutò primo Re d’Italia in persona di Vittorio Emanuele alla stazione di Caianello nel luogo detto Taverna della Catena..

Ed a proposito del giornale « IL MATTINO » mi piace ricordare opportunamente qui, un brano della lettera di Achille FazzaRi, del 10 giugno 1900, diretta a Pietro Rosano e pubblicata nel 18-19 giugno 1900 N. 168 del detto giornale:

"Ricordo, ( scrive il Fazzari che era con Garibaldi ), il passaggio del Volturno di notte sul ponte di barche, costruito in un attimo, e la marcia insieme alla legione inglese con tutti gli episodi della guerra fino a CAIANELLO, OVE il mattino del 26 ottobre 1860, Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele stringeva la mano al migliore dei suoi amici — al generale Garibadi, compiendosi così l’unità d’Italia.

Potrei quì terminare, ma mi piace riportare ancora un’altra autorità storica del tempo che taglia la testa al toro.

§ 10

Rustow

Il Rustow, cui Garibaldi il comando delle sue schiere la mattina del 26 Ottobre 1860, ha scritto tra l’altro Le Guerre Italiane del 1860 ».

Pare strano, ma è purtroppo la verità, che, nè nella biblioteca dell’Università di Napoli, nè altrove ve ne sia traccia, pur essendo l’opera interessantissima. Ben verò, che Martino Cellai la richiama, anzi la riproduce quasi letteralmente nei Fasti Militari della Guerra dell’Indipendenza d’Italia »; ma io, desideroso di sapere che cosa avesse scritto il Rustow sul ripetuto incontro, interessai il pregiatissimo e preclaro amico Prof. Pasquale del Pezzo duca di Caianello, ed attualmente Rettore dell’Università di Napoli, il quale, con la sua ben nota ed amabile cortesia, mi rispose così:

27 Nov. 19 07

Caro Lonardo,

Vi mando la traduzione del passo di Rustow sullo incontro di Garibaldi e V.E. pagine 539, 540 della dizione originale tedesca stampata a Zurigo il 1861.

Vi aggiungo che nella stessa edizione a pag. 492 vi è una carta ( N. 3 ) dove è sègnata in rosso la marcia dei Garibaldini dal ‘25 al 26 ottobre dal Volturno fino a Vairano e questa non passa per Teano nè per la strada da Teano alla taverna di Caianello, cioè della Catena ma invece passa per l’ altra strada da Torricella alla Tavera di Caianello (cioè della Catena). Non ricava conclu sioni per non preoccupare le vostre.

Una stretta di mano dal V. aff.

P. Del PEZZO

Ecco la traduzione :

La sera del 25 Ottobre alle ore 6, Garibaldi fece lasciare alle sue truppe il bivacco e nella notte ne fece fare un altro al bosco di Caianello, tra il rivolo di Caianello e quello di Fontana Paola.

Il corpo di Cialdini arrivò quei giorno a Venafro. Qui era arrivato anche il Re V. Emanuele. Era partito da Ancona per Grottamare il 16 via Teramo, era artivato il 18 a Chieti, il 23 a Casteldisangro, il 24 a Forlì ed il 23 via Isernia aveva raggiunto il corpo di Cialdini.

Il 26 il Re e il Dittatore dovevano incontrarsi.

11 26 di mattina fra le 3 e le 6 Garibaldi lasciò con le sue truppe il bivacco di Cajanello e le guidò per una strada a diritta a un altro bivacco alle Fratte. Come intanto ebbe l’annunzio che V. E. e Cialdini con due divisioni erano in marcia da Venafro e già erano proprio vicini, lasciò il comando supremo delle truppe a RUSTOW e in grande fretta con qualche ufficiale del suo stato maggiore tornò sulla strada grande incontro al Re.

Prima incontrò Cialdini poi V. E. il quale Garibaldi salutò come Re d’Italia e lo accompagnò a Teano.

Il bosco di Caianello è quello descritto da Abba, e poco lungi scorre il rivolo fino a Fontana Paola, la quale trovasi vicino alla strada consolare -Capua - Torricella - Caianello, e precisamente di fronte alla cappella recentemente costruita a pietoso ricordo del gran disastro automobilistico.

Ora non vi può essere alcun dubbio che il campo di Garibaldi dalla notte del 23 al mattino del 26 ottobre, trovavasi in questa località, cioè ove era anche l’abbozza della via ferrata, descritta da A Mario. La strada qrande, cui accenna Rustow, su cui Garibaldi mosse incontro al Re, la consolare o provinciale Torricella – Taverna della Catena o Quadrivio di Caianello.

Il che esclude anche assolutamente che l’incontro fosse potuto avvenire sulla altra strada Provinciale Teano Caianello perchè, dallo accampamento Garibaldi andò incontro a V. Emanuele, che veniva dalla strada Vanafro Presenzano Taverna della Catena.

Dunque, tenendo presente la Pianta topografica dei luoghi dei 26 Ottobre 1860, e, confrontandola con i dati storici del Rustow, risulta ancora più evidente, che il memorabile incontro avvenne al gran bivìo o Taverna della Catena. E ciò argomentasi pure chiarissimamente dalla marcia fatta dai garibaldini, come ha potato Del Pezzo, sulla carta N. 3 del Rustow, e che ha altresì la piena conferma del rinomato storico De Sivo, di cui ho anteriormente trascritto la narrazione e descrittiva dei fatti e dei luoghi, nonché dalla stessa notizia del Cialdini

§ 11

G. Guerzoni

G. Guerzoni, che era con Garibaldi, nella sua notevole opera « Garibaldi " Vol.11, ( 1860-I882) p. 229 narra:

Da Venafro, all’incontro, scendevano le avanguardie dell’esercito settentrionale e il 26 ottobre a CAIANELLO, poco lungi da Teano, le due schiere si incontrarono (2) « Erano le 6 del mattino (scrive Alberto Mario testimonio all’episodio); Garibaldi e noi del suo seguito eravamo già discesi da cavallo. Garibaldi vestiva l’ abito leggendario, e cagion dell’umidità erasi coperto il capo e le orecchie col fazzoletto di seta annodato sotto il mento.

Dì lì a poco le musiche intonando la Marcia reale annunciarono il Re, i quale arrivò sopra un cavallo arabo stornello. Garibaldi andò incontro a lui ed egli venne verso Garibaldi fra la strada e la stradella. Garibaldi, cavatosi il cappellino, gridò: Salute al Re d’Italia, e il Re rispose: — Grazie — Il Re soggiunse: Come state, caro Garibaldi? E Garibaldi fece: -- Bene, e Vostra Maestà? E il Re: — Benone.

Indi stettero a colloquio in presenza nostra un quarto d’ora.

Dopo di che si partì per Teano. I Re a destra, a sinistra Garibaldi, e dietro, il seguito dell’uno e dell’altro alla rinfusa

(2) " Di questo incontro di Garibaldi col Re fu molto favoleggiato. Fra le altre cose all’epico saluto di Garibaldi fu messa in bocca del Re la condegna risposta : " Salute ai mio miglior amico, che il Re non diede. Anche io in altri scritti credetti al romanzo. Alberto Mario mi disinganna. La risposta del Re fa assai più prosaica ma vogliamo ritenere non meno cordiale ".

 

§ 12 - § 13 - §14 – ( omissis perché testimonianze già ampiamente riportate nelle pagini precedenti del sito)

§ 15

                                                              L’Aldi ( Affresco )                       

                                                                              

E se la storia, oltre a ricordarsi con con gli scritti, con i monumenti, con le lapidi, con le monete ecc.., è documentata anche coi dipinti, non sarà un fuor d’opera qui richiamare la oleografia di V. Malinverno, da un affresco di Aldi nella sala V.E. di Siena dell’editore Vallardi.

Mi dispiace non poterlo riprodurre in una vignetta, per la brevità del tempo, ma trascrivo ciò che vi è stampato:

Incontro di Garibaldi con Vittorio Emanuele a Caianello ( TEANO ).

Caianello, non era certo così noto come la città di Teano, ed ecco perché l’Abba descriveva l’ accampamento sull’orlo del bosco :

Eppure lo chiamano Caianello, come se fosse un cesto di granetto fatto nascere per ornare il Presepio.

Anche il fatto, di trovarsi Taverna delta Catena intestata al Duca di Caianello fin dal 1809, ha concorso a dare alla località la denominazione omonima, mentre i fabbricati del Comune di Caianello, come dalla Pianta topografica, sono abbastanza lontani dal quadrivio e dalla Taverna della Catena

                                                                                                

                                                                                                                                        * * * *

Dopo di che, pare che sia ormai tempo di finirla una buona volta con delle artificiose investigazioni, che tradiscono la verità storica, la quale deve essere superiore ad ogni malinteso campanilismo.

La Patria ne unisce tutti, e la storia non è parto di fantasia, ma narrazione di fatti reali, di tempi, luoghi e persone, la cui verità deve trionfare su tutti. Ed in omaggio ad essa, fa d’uopo riconoscere altresì, che, il quadrivio di Cajanello, Taverna della Catena, sono attualmente nei confini di Marzanello, frazione di Vairano Patenora; mentre prima dell’abolizione dei feudi, era territorio di Caianello e perciò è continuata la tradizionale denominazione di Quadrivio di Cajanello, nonostante la modifica dei naturali confini dei Comuni, di cui sono inopportune le indagini e le discussioni.

Ciò che è d’interesse storico, è l’incontestabile incontro tra il Dittatore ed il Re al ripetuto Quadrivìo, il quale fu l’altare della consacrazione della Libertà ed Unità d’Italia.

Teano, 25 aprile 1910.

Avv. GIUSEPPE LONARDO

 

(Memoriale tratto dal periodico " LA DEMOCRAZIA CAMPANA " DEL 1° MAGGIO 1910)

           Pertanto la vera dizione da  utilizzare sarebbe     " L'INCONTRO  DI  TAVERNA  CATENA " Attuale Vairano Scalo

                                                                                           nei pressi  di Teano