CI HANNO  INVIATO  E PUBBLICHIAMO CON PIACERE

                      DUE ARTICOLI PROVENIENTI DAL SETTIMANALE 

                                " TERRA DI LAVORO "

                                          DATATO -  CASERTA    26    LUGLIO   1926   - 

 
                 DUE LETTERE DEL GENERALE DEL BONO

     SULL'INCONTRO DI VITTORIO EMANUELE II° COL GENERALE GARIBALDI

 
 

 

 

L’illustre generale Giulio Del Bono ci scrive:

                                                       Roma, 11 giugno 1926.

Egregio. Sig. Direttore,

Ho letto, con notevole ritardo, nel Vostro pregevole giornale del 29 u. s. l’articolo relativo all’ incontro del Re Vittorio Emanuele II° col generale Garibaldi. E poiché vedo citato ancora un mio lavoro sull’ argomento rispondo.

Molto a malincuore, lo confesso, perchè già nel 1909 e nel 1910, la questione diede luogo a p0lemiche che mi procurarono non pochi fastidi.

Nel mio scritto affermai — basandomi su quanto è precisamente detto nel diario del Comando in Capo — che l’incontro avvenne a Taverna della Catena.

L’egregio prof. Boragine,- sulla base di induzioni tratte da testimonianze locali, giunge ad altra conclusione, alla quale accenna il colonnello Cesari nel suo recente studio sull’assedio di Gaeta. Ma, noto subito, che il colonnello Cesari non fa dell’ argomento oggetto di studio speciale; si limita a riportare la versione del Boragine, ma sembra non escluda quella pubblicata dall’Ufficio Storico nel 1909, perchè in una nota a piè pagina, richiama l’attenzione del lettore sul mio studio.

D’ altronde, il colonnello Cesari non poteva basarsi su altri dati di fatto di carattere ufficiale, perchè all’ infuori del brano del diario storico citato, non vi è nell’ Archivio Storico dello Stato Maggiore altro documento che dia notizia dell’incontro. Questo particolare posso garantirlo con piena sicurezza, perché le mie ricerche nel 1909 furono serie, diligenti e controllate dal compianto e amato mio capo generale Cavaciocchi

Ridotta a tali termini la questione, mi sembra che il colonnello Cesari non debba intervenire nel dibattito, che può essere risoluto rispondendo a questa domanda: E’ nel giusto il Baragine o il Del Bono? Voi avete intelletto per giudicare e decidere, e lo potreste, volendo. Ma ove (perdonate il dubbio). le passioni locali non vi concedano di dare un giudizio sereno rivolgetevi ad uno storico e serenamente sottoponetegli i due scritti, ed accettatene le conclusioni.

Questo vi consiglio pei tre motivi:

1°) troncare questa annosa polemica che altrimenti potrebbe volgere al ridicolo, non ostante il fine nobilissimo che si propone;

2°) Lasciare in pace l’ Ufficio Storico, i cui valorosi Ufficiali dopo la guerra hanno poderosi lavori da compiere;

3°) Dare soddisfazioni alle patriottiche popolazioni di Terra di Lavoro, le quali vogliono e giustamente vedere presto eternato nel marmo il grande evento che suggello l’ Unità Italiana.

                   Gradite, egregio Direttore, i sensi della mia considerazione.

 

Dev.mo

Gen. G. Del Bono   

 

 
 

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Dal generate Del Bono riceviamo questa seconda lettera:

Roma, 19 giugno 1926.

Egregio Direttore,

Grazie del Mattino che credo Ella abbia avuto la cortesia di spedirmi. L’autore torna sui soliti triti argomenti che fanno il giro dei giornali da ormai 17 anni!

Pochi giorni fa, Le scrissi una lettera che credo sarebbe bene pubblicare. In essa io Le consigliai di sottoporre i due studi, quello del Boragine ed il mio, all’ arbitraggio d’ uno storico eminente, per una decisione definitiva. Credo sia la miglior soluzione per troncar questa polemica uggiosa che può rendere ridicolo un argomento di alta finalità patriottica.

Badi che mi sono indotto al consiglio non perchè io possa dubitare minimamente di quanto affermai ne 1909, ma perchè il lavoro del Boragine ha avuto, diciamo così una specie di consacrazione ufficiale dallo studio del colonnello Cesari sull’ assedio di Gaeta.

Ma il colonnello Cesari (ripeto, non ha studiato ex professo la cosa); si è limitato ad accettare, non so per quali motivi la versione del Boragine la quale se fondata su testimonianze locali non è confortata da documenti di carattere ufficiale.

Ad ogni modo nei due studi sono contenuti tutti gli elementi per decisione definitiva. L’ arzigogolarvi ancora sopra con ragionamenti, induzioni, ecc. è tutto tempo perso. Occorre una frase sola: L’ incontro avvenne " a Taverna della Catena " e basta.

Ripeto ancora che nell’ Archivio di Stato del Comando del Corpo di Stato Maggiore non vi sono altri documenti di carattere ufficiale oltre quello da me citato e credo noi ve ne siano neppure all’Archivio di stato di Torino, dove in quell’ epoca feci ricerche accurate.

Scusi l’ incomodo e mi creda, Direttore coi sensi della massima stima

 

dev. mo

Gen. Giulio Del Bono

 

(*) Sull’ incontro fra Re Vittorio Emanuele II e il generale Garibaldi abbiamo ricevuto dall’ on. avv. Giuseppe Lonardo un articolo ed una lettera e una lettera a S. E. il Primo Ministro e a S.E. il Ministro della Guerra ed a S.E. Ministro della Pubblica Istruzione. Per mancanza di spazio dobbiamo darne la pubblicazione al prossimo numero.