L’instancabile e benemerito Sindaco
di Teano e Presidente del Comitato, Notaio
CARMINE LONARDO che fu
l’anima della solenne festa patriottica nel 1911 – così parlò:
A Voi, illustre Prefetto della
provincia: a Voi, onorevoli Deputati, a Voi, gloriosi superstiti
delle patrie battaglie; a Voi chiarissimo presidente del Consiglio
Provinciale; a Voi on. Mazzitelli, lustro dell’Esercito; a Voi,
onorevoli Deputati; a Voi, altre tutte rispettabili Autorità
governative ed elettive; a Voi Associazioni e popolo, animati da
sentimenti puri, ai vessilli infine di quanti qui sono convenuti, io
rivolgo, in nome del Comitato e di questa Città, il più deferente
saluto e ringraziamento, come ringrazio pure coloro, che hanno
aderito a questa patriottica cerimonia.
La
data—che il Comune ha sentito
il dovere di commemorare, nella ricorrenza delle feste
cinquantenarie, con questo modesto ricordo lapideo—può dirsi l’epilogo della epopea
nazionale, svoltasi da Quarto a Marsala, da Calatafimi a Palermo,
dai Ponti della Valle ai monti di S Angelo, ove brillò la stella
d’Italia e si decisero le sorti
dell’Unità Nazionale.
Signori! Nel 26 ottobre 1860,
Giuseppe Garibaldi diede ancora una volta prova evidente della
lealtà e sincerità di programmi cui aveva inspirati tutti i suoi
atti: l’ Unità d’Italia con la Monarchia di Savoia.
L’ideale
della Patria Unita, sospirata e vagheggiata attraverso lunghi secoli
di persecuzioni, esili, torture e sangue, era finalmente prevalso
negli intelletti sommi ed in tutti i patrioti, indipendentemente da
ogni forma di governo. Epperò, financo lo stesso Mazzini, nel 2
marzo 1860 aveva
scritto ai suoi amici di Palermo e Messina;
« Non
si tratta più di repubblica né di monarchia, si tratta di unità
nazionale, d’essere o non essere. Se l’Italia vuol essere monarchia
sotto casa Savoia, sia pure
»
E poco
dopo, a Rosolino Pilo, che, liberato dal carcere di Bologna, di
accordo col Comitato d’azione, incitava Garibaldi a non Permettere
che l’Italia fosse sacrificata e smembrata per lunghi anni ancora, e
lo assicurava di bastare il di lui nome per mettere in fiamme tutto
il Mezzogiorno d’Italia al grido dell’unità e libertà;
Il Generale
rispondeva doversi intendere con Bertani e con la direzione di
Milano per avere tutte le armi e i mezzi disponibili e possibili,
soggiungendo:
«In caso di azione sovvenitevi che il programma è :
l’Italia e Vittorio Emanuele
».
E coerentemente a questo programma,
quando poi Garibaldi con
i suoi MILLE salpò da Quarto, innalzò la bandiera con lo scudo di
Savoia.
E
nel proclama lanciato agli italiani, disse fra l’altro: « Italia e
Vittorio Emanuele! Rimbomberà negli antri infuocati di Mongibello ».
Ed in pari data, sul bordo del «
Piemonte » dal Capitano Bruzzesi, fu letto ai volontari l’ordine del
giorno che si chiudeva così:
«
il grido di guerra dei Cacciatori delle Alpi è lo stesso che
rimbombò sulle sponde del Ticino orson dodici mesi : Italia e
Vittorio Emanuele ! e Questo grido, ovunque pronunciato da noi,
incuterà Spavento ai nemici d’Italia ».
La rivoluzione morale era già
compiuta con lo sbarco a Marsala; e nell’ isola trovarono i Mille
l’ausilio di armi e danaro, cuore, mente e propositi fermi per
l’insurrezione.
Ed il 14 maggio, in Salemi, il
Generale Intitolò il suo primo decreto Italia e Vittorio Emanuele
Re e proclamò « di assumere nel nome di Vittorio Emanuele re
d’Italia la dittatura in Sicilia ».
A Calatafimi, ove si decise la
liberazione della Sicilia, la bandiera crivellata, da nemico piombo
borbonico, e che il prode Schiaffino si tenne stretta al petto
morendo, aveva nel centro l’immagine d’Italia sostenente con la
destra lo scudo di Savoia.
E non debbo io ricordare a voi, che
tutti i decreti, tutte le sentenze e gli atti pubblici vennero
d’allora intitolati nel nome d’Italia e Vittorio Emanuele: nè
tampoco, che, con l’ingresso a Palermo fu elevato lo stemma reale dì
Savoia su tutti gli edifizi pubbici, e fu l’emblema delle bandiere.
E non diverso fu il suo programma
entrando nella capitale delle due Sicilie:
« il primo bisogno dell’Italia, così
si esprimeva, era la Concordia per aggiungere la unità della grande
famiglia italiana; oggi la Provvidenza ha provveduto alla concordia
con la sublime umanità di tutte le province per la ricostruzione
nazionale; per l’unità essa diede al nostro paese Vittorio Emanuele,
che noi da questo momento possiamo chiamare il vero padre della
patria italiana ».
«
Vittorio Emanuele modello dei sovrani, inculcherà ai suoi
discendenti il loro dovere per la prosperità di un popolo che lo
elesse a capitanarlo con frenetica devozione ».
E questo il testo del proclama che
Garibaldi nel 7 settembre 1860 indirizzava alla cara popolazione di
Napoli .
« Se tutto ciò che
Io sono venuto ricostruendo, trova
inconfutabile conferma nei documenti suaccennati, non deve punto
sorprendere il decreto che emise Garibaldi da S. Angelo il 15
ottobre 1860.
E' forse giova oggi riprodurlo
integralmente alle nuove generazioni, affinché non fraintendono ciò
che fu ineluttabile conseguenza logica dell’Eroe del Popolo, che,
agendo con piena coscienza e libertà, manteneva la promessa fede ed
era ossequente alla volontà nazionale».
E permettete che io rievochi alla
memoria il testuale decreto :
« per adempiere ad un voto
indispensabilmente caro alla nazione intera « Decreto : Che le due Sicilie, le
quali al sangue italiano devono il loro riscatto e che mi elessero
liberamente a Dittatore, fanno parte integrante dell’Italia una ed
indivisibile, con il suo re costituzionale Vittorio Emanuele ed i suoi
discendenti. Io deporrò nelle mani del Re, al suo arrivo, la
dittatura conferitami dalla Nazione.
Sarebbe temerità la mia, il
ricordare che la prima parte di questo decreto ebbe piena e completa
sanzione dai plebisciti del 21 Ottobre 1860, che con 1.302.004 voti
contro 10.312, affermarono volersi dal popolo l’Italia una ed
indivisibile, con Vittorio Emanuele, re costituzionale e i suoi
legittimi discendenti.
Certo, che il decreto degli 08
Ottobre che indiceva i comizi, gettò le basi del nuovo diritto
pubblico e diede anche una consacrazione legale alle armi della
rivoluzione per scacciare lo straniero dalle terre d’Italia.
La seconda Parte del decreto fu
lealmente eseguita da Garibaldi nel 26 Ottobre 1860, e di esso
commemoriamo lo avvenimento.
Signori,
Il quadrivio di Caianello fu l’altare
su cui l’Eroe del Volturno depose la dittatura, ossequente alla fede
giurata. Appena appressatosi Vittorio Emanuele, togliendosi il
cappello disse : « Salute al Re d’Italia ». . . e questi alla sua
volta rispose: « Salute al mio migliore amico ». . . Si chiese
così, e col grido di Garibaldi agli astanti: Evviva il re d’Italia !
la missione fatidica gloriosa del conquistatore delle due Sicilie.
Dopo breve parlare, i due grandi
fattori dell’Unità d’Italia, l’uno a fianco all’altro, convennero a
cavallo in questa città e qui si separarono, compresi entrambi dei
doveri diversi che spingevano verso il fatto compiuto ed i nuovi
eventi che maturavano per la Patria.
Il
Re Vittorio Emanuele andò a prendere stanza al Palazzo di S. Agapito,
e fu dopo poche ore scosso dal rombo dei cannoni, che tuonavano
dalle alture di S. Giuliano.
Garibaldi sostò, invece in questo basso, ove lo rinvennero
Alberto Mario, Missori, Nullo e Zazio mentre faceva un’assai
grama colezione su di un barile ed a poca distanza dal suo
cavallo. Poco dopo Garibaldi e i suoi fidi volsero tutti verso Calvi
e vi dispiegò i suoi diecimila uomini con perspicace diligenza dal
lato di Sparanise, all’altro lato dì Cascano con la fronte conversa
alla strada che mena al ponte di Garigliano.
Ma il Re Vittorio Emanuele, alla « stanchczza », affermatagli
da Garibaldi del suo esercito, aveva
risposto « Ora tocca al mio esercito combattere; voi col vostro
tenetevi alla riscossa ». E fremeva l’animo bellicoso del Generale
al tuono dei cannoni al Garigliano e non sì sentiva pago della
strepitosa vittoria ai Volturno che gittò le solide basi dell’Unità
d’Italia. Ma la espugnazione dell’ultimo baluardo della tirannide
borbonica, si compiva dall’esercito sardo: e la media Italia,
conquistata anche con le armi del Re Vittorio Emanuele si
congiungeva col decaduto regno delle due Sicilie, conquistato
dall’eroe del popolo e cavaliere dell’Umanità.
L’Amministrazione comunale, che io ho l’onore di rappresentare, in
Ossequio ai suoi vecchi e recenti voti, e per sentimento di
imperitura gratitudine ai due Sommi fattori della Unità
d’Italia, questa lapide oggi consacra; ed in conformità del suo
deliberato adempirà allo impegno assunto poichè sorga il monumento
Nazionale degno dell’Avvenimento che nel mattino del 26 Ottobre si
svolgeva al Quadrivio di Caianello fra il Re e il Dittatore.
Vittorio Emanuele e Giuseppe Garibaldi uniti nei fini dai moti
della rivoluzione, e dal trionfo del diritto italico sui campi di
battaglia, ratificato dai plebisciti — non è, per la verità storica,
consentito disgiungerli in questa festa commemorativa perché unico
fu il loro ideale : l’Italia una dalle Alpi ai due mari, è la patria
grande, forte, rispettata e temuta.
Il giovane discendente dalla Monarchia Sabauda, tenendo saldo il
Patto dell’avo tra popolo e Re, accrescerà sempre più lo splendore,
della fulgida stella d’Italia, e la nostra bandiera sventolerà
sempre forte e sicura con lo scudo di Savoia così sul Quirinale come
nelle acque del Mare Nostrum e su quelle terre ove è stata
irremovibilmente issata con mano ferma dai nostri valorosi ed arditi
marinai e so1dati, cui oggi l’Italia concentra i suoi sguardi
beneauguranti alla grandezza
della Patria, al Re ed alla vittoria.

Seguì la commemorazione della battaglia di S. Giuliano per cui fu
scoperta la seguente lapide:
Il 26 OTTOBRE 1860
DA QUESTI COLLI DI
S. GIULIANO
IL GENERALE CIALDINI
CON UNA BALDA BRIGATA
E CON L’EROICO ARDIMENTO DEI BERSAGLIERI SCACCIAVA
LA NUMEROSA OSTE BORBONICA
APRENDOSI IL VARCO
PER LA VIA DI GAETA
ALLA VITTORIA AI PRODI
CHE STRENUAMENTE PUGNANDO
BAGNARONO DI SANGUE QUESTE ALTURE
IL COMUNE DI TEANO
XXVI OTTOBRE MCMXI
Il Sindaco di Teano, Notaio
Carmine Lonardo,
così parlò:
Signori! Con solenne proclama, che Vittorio Emanuele dirigeva da
Ancona il 9 Ottobre 1860 ai popoli dell’Italia meridionale,
annunziava: « Le mie truppe si avanzano fra voi per riaffermare
l’ordine. Io non vengo ad imporvi la mia volontà, ma per far
rispettare la Vostra. Voi potete liberamente manifestarla.
Ed il plebiscito del 21 ottobre 1860, preannunziato dalle province
meridionali, volle «
l’Italia una ed indivisibile con Vittorio Emanuele Re costituzionale
e i suoi legittimi discendenti
Per questa concorde manifestazione di volontà, tra principe e popolo
nel proponimento della indipendenza, libertà ed Unità d’Italia,
Vittorio Emanuele e Giuseppe Garibaldi s’incontrarono nel mattino
del 26 Ottobre 1860 al Quadrivio di Caianello e precisamente a
Taverna Catena, ove, nel giorno innanzi, Salzano aveva respinta la
resa delle armi, propostagli da Cialdini.
Il supremo Comandante delle armi borboniche si ritirerà a Sessa,
Cialdini a Presenzano. L’indomani con le sue divisioni procedette
verso Teano e quindi su questi colli per battere di fronte
l’esercito nemico, che sbarrava la via di Gaeta.
Ma dal punto più avanzato, detto Centofinestre, nella contrada
Lotole, corse il primo sibilo del piombo borbonico, e fu il
segnale di
combattimento delle numerose truppe della retroguardia, che stavano
in agguato su di queste e delle circostanti alture.
Cialdini spinse immediatamente all’assalto la Brigata agli ordini
del generale Casanova, protetta da una batteria di obici. Il fuoco
divampò su tutta la linea dei nemici, che, trovandosi in posizioni
elevate, tempestavano di bombe e di proiettili l’esercito sardo,
seminandovi morti e feriti. Assai aspro fu il combattimento,
durato parecchie ore, e fu gloria precipua del 7° Reggimento
Bersaglieri, se, a tarda sera, il nemico fu costretto a ritirarsi da
queste alture.
Qui sventolò trionfatrice la bandiera Italica; ed oggi questi
ridenti colli del Nostro Comune si sentono orgogliosi di aver dato
il battesimo di fuoco allo Esercito Nazionale nella nostra
Provincia.
Qui venne, verso sera, Vittorio Emanuele da Teano, mentre
Garibaldi aveva, con molto accorgimento, spiegato il suo esercito da
Sparanise a Cascano, dolendo nel cuor suo di non aver potuto
partecipare al fatto d’armi, che avveniva poche ore dopo la Sua
separazione dal Re d’Italia.
Il Comune, che Io ho l’onore di rappresentare, compreso di
ammirazione verso i grandi fattori del Nostro Risorgimento, ha
inteso il precipuo dovere, nella ricorrenza delle feste
cinquantenarie della proclamazione del Regno d’Italia, di tramandare
ai posteri il fatto d’armi di quel giorno ed esprimere la prossima
riconoscenza a quei prodi, che bagnarono di sangue queste
verdeggianti alture.
E nel nome di quei valorosi Bersaglieri, che al grido di « Viva
Savoia ! » pugnarono e vinsero, io vi invito a rivolgere ai Vostri
cuori al nostro Esercito sulle terre di Africa, ed a gridare con me:
«
Viva Savoia ! Viva l’Italia ! Viva Tripoli ! ».

Dopo
la festa del 26 Ottobre 1911
Telegrammi ed adesioni
Dopo la solenne cerimonia dello scoprimento della lapide in Teano
nel 26 Ottobre 1860, furono spediti i seguenti telegrammi, che
pubblichiamo con le relative risposte :
**Al Generale Brusati - Ministro
Cinquantenario ingresso Vittorio Emanuele e Giuseppe Garibaldi a
Teano - questa Città esultante, festeggia fatidico avvenimento con
lapide commemorativa, intervento autorità civili, militari,
politiche. Orgoglioso rappresentare questa patriottica città in così
fausto giorno, prego Vostra Eccellenza presentare Augusto Sovrano
entusiastico plauso cittadinanza, inneggiante Casa Savoia, palladio
delle Libertà Nazionale, vessillo di
Progresso e future conquiste, sventolante già
vittorioso su terre africane
-
Sindaco Lonardo
* * *
Al Sindaco Teano
:
Il patriottico
saluto di codesta cittadinanza è stato bene accolto da Sua Maestà il
Re, che lo ricambia di sentiti ringraziamenti –
Il Ministro –
Mattioli
* * *
A S.E. Giolitti –
Roma:
Scopresi ora
lapide commemorativa fatidico ingresso Vittorio Emanuele e Giuseppe
Garibaldi a Teano 26 Ottobre 1860. Patriottica festa, per numeroso
intervento Autorità civili, militari, politiche, riuscita
imponentissima. Popolo festante inneggia fattori unità italica ed
esprime mio mezzo Vostra Eccellenza sentimenti profonda devozione,
quale fede continuatore gloriose tradizioni patria, specie ora che
vessillo italico sventola vittorioso su lontane terre ove l’esercito
e la Marina riaffermano antico valore.
-Sindaco Lonardo
* * *
Al Sindaco di
Teano :
Ringrazio Lei e
Codesto Popolo per Cortese patriottico Telegramma inviatomi
Presidente del
Consiglio – Giolitti
* * *
Il Prefetto inviò
al sindaco Lonardo questo Telegramma:
Le rendo grazie
distinte, compiacendomi vivamente ottima riuscita della cerimonia e
dell’ordine con cui si è svolta
Prefetto Rebucci
Il Sindaco così
rispose :
Al Prefetto –
Caserta –
Ringraziandola
sentitamente suo gentile pensiero riconfermole devozione mia e
questa cittadinanza
Sindaco Lonardo –
Completiamo la
cronaca della patriottica festa del 26 Ottobre 1911, comunicando i
nomi di coloro, che invirono la loro adesione: On. Angelo
Scorciarini-Coppola, On. Enrico Morelli, On. Agostino Santamaria,
On. Annibale Lucernari, Cav. Pasquale Maturi, Cav. Rag. Salvatore
Maria Passaro, Barone Pietro Ravelli, Sindaci di Vairano Patenora,
di Campoli Appennino, di Fontechiarì, di Sora, Cav. Francesco
Saverio Peccerillo, Sindaco e Società Operaia di Palma Campania,
Comm. Giuseppe Rossi, Ispettore del Banco di Napoli, Ingegnere Capo
del Genio Civile di Caserta, On. Pais, Presidente dell’Associazione
dei Garibaldini (Roma), Sindaco e Società Operaia di Pico, Sindaci
di Marcianise, di Caserta, di Monte S.Biagio, Sindaco e Società
Operaia di Capua, Associazione della stampa di terra di lavoro in
S.Maria C.V., Sindaci di Raviscanina, di Elena, di Castelforte, di
Piedimonte d’Alife, Sindaco di Mignano di Montelungo ( che si fece
rappresentare dal Consigliere Provinciale avv. Carmine Mancino),
Sindaci di Pietravairano, di Marigliano, ecc……..

Estratto dal periodico di Caserta
Terra
di
Lavoro
-
29 Ott. 5 Nov. 1911
SOLENNE FESTA PATRIOTTICA
Teano
Alla patriottica cerimonia intervennero, oltre il deputato del
Collegio on. Tenente generale Mazzitelli, festeggiatissimo, il
Prefetto Rebucci, il comandante del Presidio di Caserta e
dell’ottava Brigata di Cavalleria Maggiore Generale Framarin, i
deputati Della Pietra e Ciocchi, il presidente del Consiglio
provinciale comm. Nicoletti, il rappresentante delta Deputazione
Provinciale avv. Jannaccone, i consiglieri provinciali: avv.
Mancini, cav. Tibaldi, avv. Giuseppe Lonardo, il procuratore del Re
di S. Maria C.V. cav. De Rosa col funzionante da presidente del
Tribunale barone Magliano, il rappresentante dell’Intendenza di
finanza cav. Mottola, il maggiore dei reali carabinieri cav. Viola,
il comm. Della Torre, con molti reduci garibaldini, le Associazioni
con bandiere, vari Sindaci, fra i quali quello di Sparanise comm.
Mesolella, di SS. Cosma e Damiano, di Conca della Campania;
rappresentato dal Sig. Ignazio Galdieri, di Francolise, cav.
Tommaso
De Benedetto, di S. Maria C. V. rappresentato dall’avv. Pinnarò, il
pretore di Teano giudice Schioppa, tutto Il corpo insegnante, ecc.
ecc……….
V’erano anche molte signore e signorine, fra le quali la Consorte e
le figliuole dell’on. Mazzitelli.
Formatosi un imponente corteo,
si
andò di fronte alla casa ove sostò Garibaldi ed ove è apposta la
lapide, che venne subito scoperta, fra applausi entusiasti
VITTORIO EMANUELE E GIUSEPPE GARIBALDI
SUGGELLATO IL PATTO FRA POPOLO E RE
AL QUADRIVIO DI CAJANELLO .
CONVENNERO E SOSTARONO IN QUESTA CITTÀ.
IL
26
OTTOBRE 1860
DA QUESTA CASA
OVE SI FERMÒ COI SUOI FIDI
GARIBALDI
ADDITAVA ALL’OMAGGIO DEL POPOLO
IL RE D’ ITALIA
NELLE FESTE CINQUANTENARIE
IL COMITATO
DI TEANO
26 OTTOBRE 1911

in base alla ricostruzione
fatta tramite il racconto dell'allora Sindaco di Teano Carmine
Lonardo, la prima raffigurazione in alto mostra la vera lapide che
venne scoperta nell'anniversario del cinquantenario, come fin qui
descritto;
la foto appena più in basso,
il falso storico perpetrato seguentemente con l'asportazione di
quella vera e sostituita con quella attuale che ancora
vergognosamente viene ostentata.