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LO SCONTRO
DI TEANO
di Benito Visca
Liberamente tratto dal settimanale " VIE
NUOVE " DEL 1965
Settembre 1965
Sarà difficile
cancellare dai nostri ricordi scolastici l’incontro dl Teano, ma
bisognerà farlo perché in realtà lo storico incontro tra Giuseppe
Garibaldi e Vittorio Emanuele II non è mai avvenuto a Teano, né al
ponticello di S. Cataldo, né a Borgonuovo; non è dunque avvenuto a
Teano ne in territorio di Teano. E’ avvenuto 15 chilometri più a
Nord, al quadrivio dove convergono le statali Casilina e Venafrana,
noto all’epoca come il quadrivio di Caianello o di Taverna della
Catena. nel territorio del comune di Vairano Patenora. Ed è li,
proprio a Taverna della Catena, che il 22 ottobre del 1960,
ricorrendo il centenario dell’unità d’Italia, i 400 studiosi
convenuti a Napoli da ogni parte del nostro paese e dall’estero per
partecipare al 39° Congresso di storia del Risorgimento italiano, si
portarono in visita per ricostruire, sui luoghi che furono i veri
testimoni dell’avvenimento, uno del momenti fondamentali della
storia d’Italia confermando, con un gesto quanto mai eloquente, la
loro volontà di interrompere un falso storico alimentato unicamente
dal caparbio campanilismo dei teanesi e dalla lentezza lumacosa
dell’apparato burocratico.
E d’altronde non
sarebbero mai sorti dubbi sulla località di quell’incontro, avvenuto
poco dopo l’alba del 26 ottobre del 1860, se il Comitato comunale di
Teano, costituitosi il 29 maggio del 1891 per accertarne l’esatta
ubicazione, avesse preso con fiducia atto della risposta resa dal
ministero della Guerra ad una lettera scritta dal presidente dl quel
Comitato, per conoscere quanto contenuto sullo incontro nei
documenti ufficiali.
<<Questo ministro diceva
la risposta — ha fatto attentamente consultare tutti i documenti
relativi alla campagna del 1860 nelle province meridionali e i diari
della campagna stessa che esistono negli archivi del corpo di Stato
maggiore, ma non venne trovata alcuna notizia la quale accenni
all’incontro del re Vittorio Emanuele II con Garibaldi a Teano>> La
lettera porta il n° 6109 e la data del 30 Ottobre 1891.
E così prosegue più avanti:
<< (sull’incontro) più
preciso è il Carandini nel suo libro sulla vita di Mantredo Fanti;
esso così si esprime: "Desso ritrovo fu combinato per modo che ebbe
luogo nel medesimo posto che Cialdini, si era abboccato con Salzano,
ossia al quadrivio della Taverna Catena" >>. E non è tutto, nel 1909
l’Ufficio storico del Comando del corpo di Stato maggiore pubblicò,
a cura del capitano Giulio Del Bono una Relazione Ufficiale
sull’avvenimento di cui trattiamo, redatta anche sulla scorta del
Diario storico del Comando in capo, reso noto per la prima volta in
quella occasione. In quella relazione si legge testualmente <<
Garibaldi, la mattina del 25 (ottobre del 1860, ndr.) passò
il Volturno su un ponte dl circostanze gettato alla scafa di
Formicola, con una brigata della divisione Medici, parte della
divisIone Bixio, e le brigate Eber Milano, e si diresse, per
Pignataro e Calvi, a Zuni commettendo al generale Medici di
proteggere la marcia di fianco del corpo principale contro
una eventuale sortita (delle truppe borboniche, ndr,) da
Capua. Le truppe, giunte a Zuni, verso mezzogiorno, Si riposarono
tre ore, poscia proseguirono fino all’altezza del bosco di Cajanello
e pernottarono fra il bosco stesso e la strada. Il mattino del 26 il
Re marcio alla testa del IV corpo sulla strada S. Germano - Teano; a
Taverna della Catena (quadrivio di Cajanello) incontrò il generale
Garibaldi ed alle 10 giunse a Teano con la 7 divisione. Non si può,
con eguale sicurezza, accertare dove pernottò Garibaldi (ma anche
questo sembra ormai accertato, come vedremo: ndr), e
l’itinerario da lui tenuto il mattino del 26. Secondo la più
probabile versione, sembra che abbia dormito alla taverna Cerasello,
posta sulla via che mena a Calvi, un chilometro circa del quadrivio
di Cajanello.
Prima ancora di quella
pubblicazione, comunque, una commissione di cui facevano parte i
sindaci di Teano, di Cajanello e di Vairano Patenora, il consigliere
provinciale del mandamento e vari insegnanti, l’8 novembre 1908
confermava, dopo un preciso sapra1uogo, che l’incontro avvenne a
Tavena della Catena: la notizia venne anche riportata dai quotidiani
dell’epoca. La lettura delle testimonianze dirette sullo storico
Incontro e l’esame dei luoghi Interessati all’avvenimento avevano
evidentemente cancellato ogni velleità campanilista per lasciar
spazio alla verità storica; quella stessa che traspare dagli scritti
di Francesco Crispi o di Solaroli, di Carandini o di Genova di Revel,
dì Achille, Fazari di Alberto Mario, di Guseppe Cesare Abba o di
George Macaulaj Treveljan, di Nicola Nisco o di Raffaele De Cesare.
Scrive Infatti Crispi (nel Diario della spedizione dei Mille):
"Garibaldi e il Re s’incontrano tra Marzanello e
Vairano. Marciano per sei miglia insieme. Ebbene, tra Marzanello e
Vairano v’è appunto La Taverna Catena. E Carandini (nella Vita di
Manfredo Fanti: Ci sia permesso di far cenno dell’incontro che,
nel mattino del giorno 26... avvenne fra Vittorio Emanuele e
Garibaldi. Desso ritrovo fu combinato per modo che ebbe luogo nel
medesimo posto ove Cialdini si era abboccato con Salzano (per poi
dissuaderlo a convincere Francesco II a far desistere da ogni
ulteriore resistenza le truppe borboniche, ndr), ossia al
quadrivio della Taverna Catena. Quivi quasi contemporaneamente
giunsero il Re — che aveva abbandonato l’avanguardia di Cialdini in
marcia su Teano — e Garibaldi, avanzatosi da un distaccamento spinto
a Calvi. Fattosi uno incontro all’altro, Garibaldi trovò la felice
parola, che rmarrà storica, di: Salute al re d’Italia, n’ebbe
In contraccambio una stretta di mano, che forse meglio di ogni altra
cosa gli espresse l’ammirazione e la riconoscenza di colui, che in
nome del quale egli aveva proclamato d’agire >>.
Genova di Revel (Da Ancona a Napoli —
miei ricordi), al seguito di Vittorio Emanuele, così descrive
l’incontro: da Teano, 27 ottobre: Ieri prima di arrivare a
Teano vidi Farini e Fanti che di solito stanno presso il Re
trattenere i loro cavalli e rimanere indietro. Della Rocca non
c’era. Ci trovammo più vicini al Re il generale D’Angrogna ed io,
quando vedemmo cavalieri fermi sulla strada al così detto quadrivio
della Taverna della Catena e portarsi all’incontro del Re. Era
Garibaldi. Egli fece un profondo saluto al Re che rispose portando
vivamente la mano al berretto, e poi sporgendogliela. Si tennero un
momento colla mano. Parlarono qualche minuto, e poi il Re proseguì
avanti con Garibaldi a sinistra. Noi seguimmo col seguito di
Garibaldi ». Achille Fazzari, come è noto, fu esecutore
testamentario di Garibaldi, In una lettera dell’8 marzo 1908
(depositata presso l’Ufficio storico) scrive testualmente: La
mattina del 26 (ottobre 1860, ndr.) ebbe luogo il memorabile
incontro tra i due grandi fattori della unità d’Italia, e
precisamente a Taverna Catena, ove ricordo benissimo v’era una cava
di pietra ».
Vale forse la pena di riportare anche le
testimonianze di Abba che fu al seguito di Garibaldi. « 26
ottobre. Ho quasi il capogiro. Sono ancora pieno di quello che
ho veduto, scrivo. Una casa bianca a un gran bivio, dei cavalieri
rossi e dei neri mescolati assieme, il Dittatore a piedi; delle
pioppe già pallide che lasciavano venir giù le foglie morte, sopra i
reggimenti regolari che marciavano verso Teano. Ad un tratto, non
lontano un rullo di tamburi, poi la fanfara reale del Piemonte, e
tutti a cavallo! Ed ecco un rimescolio nel polverone che si alzava
laggiù, poi un galoppo, dei comandi, e poi: Viva il Re, Viva. Viva
il Re! Mi venne quasi il buio un istante: ma potei vedere Garibaldi
e Vittorio darsi la mano ed udire il saluto immortale: Saluto il Re
d’Italia. Eravamo a mezza mattinata. Il Dittatore parlava a fronte
scoperta, il Re stazzonava il collo del bellissimo storno ». Più
tardi, a circa quarant’anni dall’avvenimento, chi aveva scritto le
Noterelle di uno dei Mille confermerà di propendere « per
credere che l’incontro sia avvenuto al quadrivio della Catena »,
come d’altronde può intuire dallo scritto riportato, chi conosce i
luoghi dell’avvenimento: sa che l’unico bivio (o quadrivio, dirà più
tardi lo stesso Abba) con una casa bianca è proprio quello di
Caianello, nel raggio di decine e decine di chilometri.
La precisione della
relazione ufficiale dell’Ufficio storico va comunque
assai oltre le stesse descrizioni dei testimoni oculari, cui
l’emozione dello avvenimento avrà fatto togliere o aggiungere
elementi forse preziosi, forse semplicemente inutili alla più
precisa ricostruzione dei fatti.
« Circa i rimanenti
particolari - spiega la relazione - si può tenere per certo
che il Re montava un cavallo storno e Garibaldi un sauro; che il
generale attese al bivio a piedi e saltò a cavallo appena le fanfare
gli annunziarono, lo avvicinarsi del Re; che togliendosi il berretto
rimase col capo avvolto da un fazzoletto annodato sotto il mento;
che il generale per il primo gridò: Saluto il primo Re d’italia!
e Vittorio Emanuele rispose: Saluto il mio migliore amico!
».
Quanto all’ora
dell’incontro, si può ritenere che Vittorio Emanuele sia giunto al
quadrivio (ove Garibaldi era già ad attenderlo) intorno alle 7 e le
7,30, poco dopo l’alba (alla fine di ottobre il sole spunta alle 7).
Più che le descrizioni,
valgono tuttavia a darci un senso più vero dell’incontro e del clima
che ne aveva preparato il giorno, le parole di Oriani: « Stavano di
fronte... la rivoluzione e la tradizione, la democrazia e la
monarchia.., un popolano che donava un regno ad un re, il quale
accettandolo creava una nazione. Vittorio Emanuele, incapace di
comprendere la grandezza di quella scena e la generosità di quel
riconoscimento, tacque villanamente e ingelosito degli applausi che
i contadini accorsi levavano dinanzi a Garibaldi spronò il cavallo».
Una stretta di mano formale, un incontro durato
pochi minuti segnarono quanto già stabilito in precedenza dai «
politici » e decretato dallo stesso a « dittatore » : «che le due
Sicilie... faranno parte integrante dell’italia una ed indivisibile,
con un suo Re costituzionale, Vittorio Emanuele ed i suoi
discendenti ». L’unità d’Italia era compiuta. E con buona pace dei
teanesi e dei vairanesì.
Nel cinquantenario dell’avvenimento Vairano
poneva un cippo a ricordo dell’incontro (in località Vairano
Scalo, già quadrivio di Caianello); Teano una lapide ove era
testualmente inciso: « Vittorio Emanuele II e Garibaldi suggellato
il patto fra popolo e re al quadrivio di Caianello, convennero e
sostarono in questa città il 26 ottobre 1860. Da questa casa
Ove si fermò coi suoi fidi Garibaldi Additava all’omaggio del popolo
il re d’Italia » . Contemporaneamente, il sindaco di Teano
telegrafava al ministro Brusati ed a Giolitti: « Scopresi ora lapide
commemorativa fatidico ingresso Vittorio Emanuele e Giuseppe
Garibaldi 26 ottobre 1860,.. ». E’ ben evidente a tutti che si parla
di « ingresso » e non di « incontro »! Più tardi però, durante il
periodo fascista, quella lapide subì nel corso della notte un
mutamento e fu così corretta:
« Vittorio Emanuele Il e Garibaldi Suggellato il
patto tra popolo e re A Teano Convennero e sostarono In questa città
il 26 ottobre 1860... ».
Fu Cancellato « al quadrivio di Caianello », i
teanesi dichiararono praticamente guerra ai vairanesi, anche
rischiando di non esser presi sul serio per via delle
sgrammaticature apparse nella « nuova » lapide.
Chi era stato
l’ispiratore dell’atto teppistico? Sicuramente, pur se non coinvolto
direttamente nella vicenda, il professor Vincenzo Boragine,
segretario del Comitato comunale teanese, che nel 1914 curò la
pubblicazione di uno studio dal titolo " Lo
storico incontro di Vittorio Emanuele II e G. Garibaldi ".
In esso, avvalendosi di
testimonianze di gente del posto e avanzando il sospetto che il
Diario fosse pòstumo, il " Boragine " - ignorando peraltro
volutamente quanto verosimilmente scritto e dichiarato da tutti
quelli, garibaldini e piemontesi, che assistettero di persona allo
«storico incontro» — ricostruisce i luoghi dell’avvenimento e li fa
cadere in territorio di Teano. Sembra uno scherzo, ma il primo a
cadere nel tranello fu il colonnello " Cesare Cesari ", anche lui
dell’Ufficio storico del Comando del corpo di Stato maggiore, che
preparò per l’Ufficio delle memorie « private ». E di quelle stesse
il Boragine si servì più tardi per arricchire di un’altra preziosa
testimonianza il proprio lavoro.
A ferro si risponde col ferro.,. alla carta con
la carta! Vairano attaccò subito la pubblicazione del Boragine con
due scritti del professor Pasquale Geremia: Lo storico incontro
e Da Quarto a Taverna Catena, apparsi rispettivamente nel
1926 e nel 1932.
Ma gli sforzi del
Geremia non hanno sortito i meritati effetti. La azione dei teanesi
si è mostrata, sempre più massiccia e dirompente, fino a conquistare
storiografi e politici (convinti, questi ultimi, che i voti di Teano
più numerosi pesano sulla bilancia elettorale più di quelli di
Vairano). Ma dalla parte di Vairano sono scese in campo forze nuove:
Guido Di Muccio, medico, già sindaco di quel Comune, caparbio ed
attento ai fatti della storia, e don Emilio Calce, parroco di
Marzanello.
Il primo ha pubblicato
una monografia sull’incontro di Garibaldi e Vittorio Emanuele che è
sicuramente la più completa e la più ricca di testimonianze
sull’avvenimento; il secondo è autore di un « lavoretto » pulito
pulito che certamente non « imbroglierà ulteriormente la matassa »,
come qualcuno insinuazione. La polemica tra Vairano e Teano è
comunque diventata, nel corso degli anni, lotta di popolo. In ognuno
dei due comuni corrono contro l’altro motti scurrili e strofe
oscene. La battaglia non ha tuttavia un mero interesse storico; ma
ha pure un «volgare» risvolto economico, legato all’incremento
turistico.
Vairano Scalo è già una
località che autonomamente, un po’ per la vicinanza dell’autostrada
del Sole, un po’ per la presenza della statale per Roma e Roccaraso,
ha conquistato un suo posto nel traffico turistico. E già si nota
una presenza di alberghi dai nomi a civetta e bar ( « della Catena
», «Teodoro’s », « Bar Europa », ecc.), sproporzionata rispetto alle
poche migliaia di anime che vi abitano stabilmente. E poi c’è quella
faccenda dei dieci milioni che il comune di Teano è riuscito ad
ottenere in occasione del centenario...
Il sindaco di Vairano ci
ha accolto nel palazzo comunale. Alla fine del nostro incontro ci ha
consegnato alcune cartelle dattilo-scritte (e pochi appunti buttati
giù in fretta ») e, richiamandoci al senso della storia, ci ha
ringraziato per quanto avremmo scritto «a nome dei vairanesi »!
Sfogliamo le cartelle: « Noi - è scritto - che siamo reversibili in
campo politico, dobbiamo dichiararci irreversibili nel sostenere a
nostro favore la dibattuta tesi dello storico incontro, desiderosi
non di primeggiare nella stolta contesa intrapresa dai teanesi, ma
entusiasti di far trionfare la verità storica così come risulta da
documentate serie testimonianze in opposizione alle torbide dicerie
dei teanesi poggiate su una fragile base di letame ricotto ». La
polemica è pesante. Ma come insegnante il sindaco di Vairano pone
anche un altro problema: quello dei libri scolastici, che riportano
monotonamente « l’incontro di Teano » senza che i loro autori si
prendano cura di correggerli dove vanno corretti.
Il contrattacco dei
vairanesi non si ferma tuttavia a indicare il luogo esatto
dell’incontro Garibaldi - Vittorio Emanuele. L’impegno è quello di
andare fino in fondo: fino cioè a dimostrare che Teano non può
nemmeno vantarsi di aver ospitato Garibaldi fra le sue mura.
Quest’impegno l’ha assunto Guido Di Muccio, anche in questo caso
sostenendo le proprie affermazioni con una messe di testimonianze, E
valga una per tutte, quella di Alberto Mario: « Al ponte di un
torrentello che tocca Teano, Garibaldi - egli scrive - fece di
cappello al re; questi proseguì sulla strada, passò il ponte e si
separarono ad angolo retto ». Qualche anno dopo, prima di ritirarsi
a Caprera, il « dittatore » scriveva al Re : «Maestà, io vi imploro
che mettiate sotto la vostra altissima tutela coloro che mi ebbi
collaboratori in questa grande opera di affrancamento dell’Italia
meridionale e che accogliate nel vostro esercito i miei commilitoni
che tanto bene hanno meritato da voi e dalla patria ». Ma la patria
e per essa il re — non li accolse, Migliaia di soldati si trovarono
improvvisamente liberi in un vasto territorio; e si sviluppò così il
brigantaggio, l’appendice dell’Unità d’Italia », come è stato
scritto. Da parte nostra, siamo convinti che se avesse previsto gli
sviluppi che di lì a qualche anno avrebbero registrato gli
avvenimenti legati al suo incontro col re e l’asprezza della
polemica tra vairanesi e teanesi, Garibaldi avrebbe scritto un’altra
lettera, di questo tono: « Maestà, io vi imploro che mettiate sotto
la vostra altissima tutela vairanesi e teanesi... ».
Benito Visca
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