n. 19204/05 Reg. Sent.

R E P U B B L I C A I T A L I A N A

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DELLA CAMPANIA - NAPOLI,

SEZIONE 4^ -,

composto dai signori magistrati:

Dante D’Alessio Presidente est.

Renata Emma Ianigro 1° Referendario

Ines Simona Immacolata Pisano Referendario

ha pronunciato la seguente

                                                   S E N T E N Z A

sul ricorso n. 4029 del 1988 R.G., proposto dal COMUNE di VAIRANO PATENORA, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’avvocato Carlo Sarro, con domicilio eletto in Napoli, viale Gramsci n. 19

contro

il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (ora Ministero per i Beni e le Attività Culturali), in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso dall’Avvocatura distrettuale dello Stato, con sede in Napoli, Via Diaz n. 11;

e nei confronti di - T…………………………………………………, controinteressati, rappresentati e difesi dall’avvocato Giovanni Leone, con domicilio eletto in Napoli, viale Gramsci n. 14; ………………………………….., controinteressato, rappresentato e difeso dall’avvocato Giovanni Leone e dall’avvocato Emanuele Marino, con domicilio eletto in Napoli, viale Gramsci n. 14.

per l’annullamento

della nota prot. n. 21103 del 7.12.1987, della Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici per le province di Caserta e Benevento, con la quale è stato espresso parere favorevole alla richiesta di sanatoria presentata per lavori abusivi riguardanti l’immobile denominato "Taverna Catena" vincolato ai sensi della legge 1089 del 1939;

nonché della decisione tacita di rigetto del ricorso gerarchico inoltrato al Ministero in data 15.1.1988.

Visto il ricorso notificato il 10 giugno 1988 ed i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dei controinteressati T Visti gli atti tutti di causa;

Relatore nella Pubblica Udienza del 12 ottobre 2005 il Consigliere Dante D’Alessio;

Udito l’avvocato Luigi Adinolfi, per delega, per il Comune ricorrente e gli avvocati Luigi Furgiuele e D. Di Carlo, per delega, per i controinteressati.

Considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

1.- Con il ricorso in esame il Comune di Vairano Patenora ha impugnato l’atto, specificato in epigrafe, con il quale la Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici per le province di Caserta e Benevento, ha espresso parere favorevole alla richiesta di sanatoria presentata per lavori abusivi eseguiti nell’immobile denominato "Taverna Catena", vincolato ai sensi della legge 1089 del 1939, e ne ha chiesto l’annullamento perché illegittimo sotto diversi profili.

Si sono costituiti in giudizio il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e i controinteressati T…………………………………………………..e che hanno chiesto il rigetto del ricorso perché inammissibile e comunque infondato.

2.- Questo TAR, considerato:

• che il Comune ricorrente aveva manifestato l’interesse di salvaguardare il valore storico dell’immobile denominato "Taverna Catena" presso il quale si tenne lo storico incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II° il 26.10.1860;

• che le problematiche connesse all’esecuzione dei lavori di restauro dell’immobile in questione erano state oggetto di numerosi incontri fra i soggetti pubblici e privati interessati;

• che, in particolare, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e del Paesaggio, per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico per le province di Caserta e Benevento aveva approvato il progetto dei lavori di restauro dell’immobile (che prevedono, fra l’altro, la demolizione del 3° piano), con atto del 18 dicembre 2001, e che successivamente la stessa Soprintendenza, anche a seguito di sollecitazioni pervenute dall’amministrazione comunale, ha dettato, in data 1 dicembre 2003, precise prescrizioni per i lavori da eseguirsi;

• che, inoltre, il Comune di Vairano Patenora, con delibera del Consiglio Comunale n. 23 del 28.3.2003, ha inserito l’immobile in questione nel programma triennale dei lavori pubblici in vista dell’acquisizione dello stesso al patrimonio comunale,

aveva chiesto al Comune di Vairano Patenora, con ordinanza istruttoria n. 258 del 15 marzo 2005, dettagliate informazioni sugli ulteriori sviluppi della vicenda descritta, sia con riferimento ai lavori di restauro dell’immobile "Taverna Catena", sia in relazione alla procedura di acquisizione dello stesso al patrimonio comunale, nonché ogni ulteriore informazione utile alla decisione del ricorso.

3.- Con nota del 22 aprile 2005, depositata il 6 maggio 2005, il Comune di Vairano Patenora ha trasmesso a questo TAR ampia documentazione, peraltro già in precedenza depositata in giudizio, non ha invece fornito a questo TAR ulteriori informazioni sugli sviluppi delle procedure avviate per una soluzione della controversia.

Lo stesso Comune, con memoria depositata il 29 settembre 2005, dopo aver ricordato gli ultimi sviluppi della vicenda, ha poi insistito per l’accoglimento del ricorso.

4.- All’Udienza Pubblica del 12 ottobre 2005 il ricorso è quindi passato nuovamente in decisione.

DIRITTO

1.- Il Comune di Vairano Patenora ha impugnato l’atto, specificato in epigrafe, con il quale la Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici per le province di Caserta e Benevento, ha espresso parere favorevole alla richiesta di sanatoria presentata per lavori abusivi eseguiti nell’immobile denominato "Taverna Catena", presso il quale si tenne lo storico incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II° il 26.10.1860, e quindi vincolato ai sensi della legge 1089 del 1939, e ne ha chiesto l’annullamento perché illegittimo sotto diversi profili. Ha impugnato inoltre la decisione tacita di rigetto del ricorso gerarchico che era stato inoltrato al Ministero in data 15.1.1988 avverso tale parere.

2.- Prima di affrontare il merito della questione sollevata occorre esaminare le numerose eccezioni di inammissibilità del ricorso solevate dalle parti resistenti.

Sostengono in particolare i controinteressati che il Comune di Vairano Patenora non ha un interesse giuridicamente qualificato alla impugnazione del parere espresso dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici per le province di Caserta e Benevento.

L’eccezione non è fondata.

La legittimazione del Comune di Vairano Patenora deve essere accertata alla stregua delle regole elaborate dalla giurisprudenza in tema di legittimazione attiva dei Comuni nel processo amministrativo.

Secondo tali principi, la legittimazione processuale attiva di un Comune e l’interesse a ricorrere sussistono laddove il Comune agisca contro altre amministrazioni a tutela della propria sfera di attribuzioni o per la salvaguardia del proprio territorio e di interessi della collettività legati al territorio medesimo o contro atti che incidono sull’organizzazione dei servizi che interessano la comunità locale (Consiglio di Stato, sez VI, 29 gennaio 2002, n. 492; 10 gennaio 2002, n. 98; 3 novembre 1999, n. 1712, TAR Puglia, Bari, sez. II^ n. 1098 del 10 marzo 2003, T.A.R. Veneto, sez. I, 7 ottobre 2004, n. 3607).

La legittimazione a ricorrere spetta quindi al Comune, quale ente esponenziale della comunità municipale, in tutti i casi in cui agisca a tutela di interessi collettivi, purché trattasi di interesse differenziato e qualificato che ruota attorno all’incidenza sul territorio comunale dei provvedimenti impugnati.

Si è anche precisato che l’interesse a ricorrere sussiste certamente nei casi in cui il Comune è parte del procedimento in cui si inserisce l’atto di altra amministrazione avverso il quale viene proposta l’impugnativa (da ultimo T.A.R. Liguria, sez. I, 11 maggio 2004, n. 745) e può essere finalizzato anche ad un nuovo esame da parte di tale amministrazione della situazione a lei sottoposta.

3.- Applicando tali principi al caso di specie si deve ritenere che il Comune di Vairano Patenora ha un interesse giuridicamente tutelato alla impugnazione del parere espresso dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici per le province di Caserta e Benevento sulla domanda di sanatoria per gli abusi edilizi realizzati nell’immobile denominato "Taverna Catena", immobile di interesse storico artistico e sottoposto alle conseguenti disposizioni di tutela in quanto presso di esso si tenne lo storico incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II° il 26.10.1860.

In primo luogo perché, con l’impugnazione di tale parere, il Comune di Vairano Patenora vuole tutelare l’interesse della collettività alla salvaguardia di un bene che per il suo interesse storico costituisce un simbolo di identificazione della collettività locale, tanto che, lo stesso Comune, come risulta dagli atti, ha avviato un progetto per la trasformazione dell’immobile in un Museo e in un Centro di Documentazione Risorgimentale che ha avuto l’apprezzamento anche della Presidenza della Repubblica.

A ciò si deve aggiungere che il parere impugnato si inserisce in un procedimento che si conclude con il rilascio (o il diniego) ad opera dello stesso Comune della sanatoria edilizia richiesta per gli abusi realizzati nell’immobile in questione. E’ quindi lo stesso Comune che sulla base del parere espresso dalla Soprintendenza provvede alla emanazione del definitivo provvedimento in ordine alla domanda di sanatoria presentata per i detti abusi e si deve quindi ritenere che il Comune abbia tutto l’interesse ad emanare un provvedimento legittimo anche negli atti che ne costituiscono il presupposto.

Si deve infine ricordare che il Comune ha anche censurato il silenzio serbato dal Ministero dei Beni Culturali in ordine il ricorso proposto avverso il parere in questione.

Per tutte le ragioni esposte, non si può quindi negare un interesse del Comune giuridicamente tutelato a ricorrere davanti a questo giudice avverso la nota prot. n. 21103 del 7.12.1987, con la quale la Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici per le province di Caserta e Benevento ha espresso parere favorevole alla richiesta di sanatoria presentata per lavori abusivi riguardanti l’immobile denominato "Taverna Catena" (e avverso il successivo silenzio serbato dal Ministero sul ricorso gerarchico proposto avverso il predetto parere).

4.- Deve essere poi respinta l’eccezione di inammissibilità del ricorso in relazione alla asserita natura confermativa del parere impugnato.

Il parere impugnato non ha infatti natura meramente confermativa di altro atto non tempestivamente impugnato ma costituisce espressione di una autonoma valutazione compiuta dall’amministrazione dei Beni Culturali nel procedimento avviato con la domanda di sanatoria edilizia per le opere abusive realizzate nell’immobile in questione.

Né la circostanza che tale parere faccia espresso riferimento ad un precedente parere rilasciato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici della Campania di Napoli con nota n. 338 del 19 gennaio 1978, in ordine alla realizzazione di opere di ristrutturazione e restauro dell’immobile in questione, può far ritenere meramente confermativo il provvedimento impugnato in quanto i due pareri sono stati espressi da due diverse Soprintendenze in due procedimenti del tutto distinti ed autonomi.

5.- Non sussistono dubbi poi sulla impugnabilità da parte dei soggetti interessati del parere (sia a contenuto positivo che negativo) espresso da una Soprintendenza in un procedimento avviato con la domanda di sanatoria di abusi edilizi che riguardi immobili sottoposti a vincoli di tutela storico artistico (come nella fattispecie), o anche archeologico o paesaggistico, in quanto con l’emanazione del parere si conclude un autonomo subprocedimento e viene espressa una valutazione compiuta, da parte dell’amministrazione preposta alla tutela del vincolo, sulla compatibilità delle opere realizzate con l’oggetto della tutela.

Fra i soggetti interessati all’impugnazione del parere in questione può farsi rientrare, come si è già in precedenza affermato al punto 2, anche il Comune che è il soggetto pubblico che deve concludere con un provvedimento favorevole o viceversa con un diniego il procedimento avviato con la presentazione da parte dei soggetti interessati di una domanda di sanatoria per abusi edilizi commessi.

Anche nella sentenza della V^ Sezione di questo TAR n. 489 del 14 settembre 1993, con la quale è stato accolto il ricorso proposto dai signori Tizzano avverso il provvedimento con il quale, nonostante il parere favorevole (oggetto del ricorso in esame) espresso dalla Soprintendenza per le province di Caserta e Benevento, il Comune aveva ritenuto di negare la sanatoria richiesta, si è in proposito affermato che la valutazione sulla compatibilità delle opere di cui si chiedeva la sanatoria con il vincolo gravante sull’immobile "non può che spettare all’Amministrazione preposta alla tutela del vincolo"(e quindi alla competente Soprintendenza) ma che il Comune poteva "fornire alla Soprintendenza gli elementi probatori della errata considerazione dello stato dei luoghi… invitandola ad un eventuale riesame dell’avviso espresso", e contestare quindi le valutazioni compiute con i mezzi offerti dall’ordinamento, e procedere in autotutela ove se ne fossero radicate in seguito le condizioni. Con la conseguenza che il Comune avrebbe dovuto rilasciare il richiesto condono edilizio a seguito del predetto parere favorevole (e in presenza delle altre condizioni richieste dalla legge) ma che tale condono avrebbe potuto essere negato (anche in autotutela) qualora a seguito di un riesame dell’amministrazione dei beni culturali ovvero anche per l’annullamento giurisdizionale del nulla osta, tale parere favorevole fosse venuto meno.

Risulta quindi confermato l’interesse del Comune di Vairano Patenora alla contestazione (anche in via giudiziaria) del parere favorevole reso dalla Soprintendenza per le province di Caserta e Benevento e ritenuto illegittimo.

6.- Con una ulteriore eccezione i controinteressati Tizzano hanno sostenuto l’inammissibilità del ricorso anche perché con esso si vorrebbe sindacare il merito dell’attività amministrativa.

Ma anche tale eccezione deve essere respinta.

Infatti il Comune di Vairano Patenora ha impugnato il parere espresso dalla Soprintendenza per le province di Caserta e Benevento ritenendo che lo stesso sia affetto da vizi di legittimità, fra i quali alcuni profili di eccesso di potere, che il giudice amministrativo può pacificamente sindacare.

7.- E’ quindi ora possibile passare all’esame delle censure sollevate dal Comune di Vairano Patenora contro il parere espresso dalla Soprintendenza per le province di Caserta e Benevento sulla domanda di sanatoria presentata per le opere realizzate nell’immobile denominato "Taverna Catena".

Per esaminare tali censure occorre ripercorrere le diverse fasi della lunga vicenda riguardante i lavori di ristrutturazione dell’immobile denominato "Taverna Catena"

Al riguardo si deve ricordare che:

a) con decreto del Ministero della Pubblica Istruzione in data 6.4.1967 l’edificio sito in Vairano Patenora e denominato "Taverna Catena" veniva dichiarato di interesse particolarmente importante ai sensi dell’art. 2 della legge n. 1089 del 1939 e quindi sottoposto a tutte le disposizioni di tutela <<perché elemento dominante del quadro naturale sulla scena del quale si svolse lo storico incontro con cui si concluse il processo unitario del Risorgimento Nazionale tra Vittorio Emanuele II ed il generale Giuseppe Garibaldi";

b) con istanza in data 22.11.1969 i proprietari coniugi Gaetano Tizzano e Lidia Margherita Martino chiedevano il rilascio di una licenza edilizia per opere di ristrutturazione e consolidamento dell’immobile;

c) la licenza veniva rilasciata il 30.12.1969 nel presupposto dell’avvenuto rilascio di parere favorevole della Soprintendenza;

d) a seguito di richiesta di riesame operata dal Comune di Vairano Patenora, la Soprintendenza con nota n. 8199 del 6.3.1970 negava peraltro il nulla osta "in quanto le opere previste apporterebbero alle linee architettoniche del monumento modifiche inaccettabili per la sua conservazione snaturandone del tutto il carattere…>>;

e) i signori Tizzano eseguivano egualmente le opere di ristrutturazione dell’immobile ma le stesse venivano sospese;

f) nel giudizio penale avviato per l’esecuzione di opere abusive su immobile sottoposto alle disposizioni di tutela la signora Martino veniva condannata con sentenza del Pretore di Teano n. 13 del 29.2.1980 all’arresto ed al pagamento di un’ammenda. La sentenza veniva confermata dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere il 20.7.1980.

Nella sentenza del Pretore di Teano si legge, fra l’altro, che l’interessata ha provveduto, in totale difformità dalla licenza edilizia del 1969:

• alla modifica e rafforzamento di tutte le finestre del piano terra;

• alla completa realizzazione di un secondo piano;

• alla realizzazione al rustico di un terzo piano;

• alla apertura di vani e alla ristrutturazione interna ed esterna del fabbricato.

Secondo il giudice penale i lavori abusivi realizzati costituivano cosa ben diversa da una semplice ristrutturazione edilizia traducendosi invece nella <<realizzazione di opere complesse, nuove, di grande volumetria e tendenti al completamento del fabbricato secondo strutture essenzialmente diverse da quelle approvate>> determinando la lesione del vincolo storico;

g) in data 19 gennaio 1978 la Soprintendenza per i Beni Architettonici della Campania in Napoli con nota n. 338 esprimeva parere favorevole alla realizzazione delle prospettate opere di ristrutturazione e restauro "a condizione che al posto delle finestre rotonde vengano realizzate finestre quadrate con imposte di tipo tradizionale>>;

h) il Comune di Vairano Patenora presentava ricorso gerarchico avverso tale parere ma il ricorso veniva dichiarato irricevibile perché pervenuto oltre i termini prescritti;

i) nel corso del 1984 il Comune di Vairano Patenora ordinava la demolizione delle opere realizzate abusivamente. Avverso tale ordinanza ricorrevano i signori Tizzano con il ricorso n. 1489 del 1985 proposto davanti al giudice amministrativo (il ricorso è stato dichiarato perento da questo TAR con recente decreto n. 14321 del 14 settembre 2005);

l) il 30.9.1986 i signori Tizzano presentavano diverse richieste di condono edilizio, ai sensi della legge n. 47 del 1985, per le opere abusive realizzate nell’immobile "Taverna Catena";

m) con nota n. 21103 del 7.12.1987 (impugnata con il presente ricorso) la Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici per le province di Caserta e Benevento, esprimeva parere favorevole alle richieste di sanatoria sostenendo che <<la sola progettazione… ancora valida è quella approvata … in data 6/1/1978>> per cui la costruzione doveva essere <<resa conforme a quella progettazione con le stesse condizioni già allora poste: cioè che le finestre previste tonde venissero realizzate quadrate>>;

n) in data 13.1.1988 il Comune di Vairano Patenora proponeva ricorso gerarchico avverso il richiamato parere favorevole ma il Ministero non provvedeva in merito.

Anche tale silenzio è oggetto del ricorso ora all’esame del TAR.

Si deve aggiungere, per completezza, che successivamente:

aa) con sentenza n. 489 del 14 settembre 1993 la Sezione V^ di questo TAR ha accolto il ricorso proposto dal signor Tizzano Corrado avverso il provvedimento con il quale il Comune di Vairano Patenora aveva respinto la domanda di concessione in sanatoria presentata dal ricorrente in data 30.6.1986 ai sensi della legge n. 47 del 1985. In tale occasione il TAR ha affermato che la valutazione sulla compatibilità delle opere di cui si chiedeva la sanatoria con il vincolo gravante sull’immobile "non può che spettare all’Amministrazione preposta alla tutela del vincolo, chiamata all’uopo ad esprimere il proprio avviso nell’ambito del procedimento di c.d. sanatoria" e che pertanto il Comune avrebbe potuto solo "fornire alla Soprintendenza gli elementi probatori della errata considerazione dello stato dei luoghi… invitandola ad un eventuale riesame dell’avviso espresso" ma non poteva sovrapporre la propria valutazione a quella della Soprintendenza, con la conseguenza che "in assenza… di nuovo provvedimenti, la domanda di c.d. condono edilizio non poteva che essere accolta (sul presupposto, ovviamente, che non vi fossero altri fattori ostativi), salvo avvalersi dell’autotutela ove se ne fossero radicate in seguito le condizioni (ad es. per l’annullamento giurisdizionale del nulla osta);

bb) il Comune di Vairano Patenora ha respinto diverse istanze dei signori Tizzano volte alla ristrutturazione e manutenzione straordinaria nonché al completamento del terzo piano dell’immobile in questione. In particolare la Commissione per il condono edilizio, in data 10.6.2003, ha espresso parere non favorevole per il completamento del terzo piano vincolando gli altri interventi al parere della Soprintendenza;

cc) la Commissione Edilizia Integrata, in data 5 novembre 2003, esprimeva nuova valutazione sfavorevole "relativamente agli interventi del secondo e terzo piano" in quanto gli interventi eseguiti avevano completamente stravolto, modificando le facciate, la sagoma e l’organismo strutturale l’immobile, modificando il parere espresso il 31.1.2002. Il provvedimento di diniego (n. 71 del 18.12.2003) è oggetto di nuovo ricorso pendente davanti al TAR con il numero 3065 del 2004 R.G.;

dd) l’amministrazione dei beni culturali, con nota del 10 maggio 2001, dopo aver preso atto della volontà degli interessati di rinunciare alle azioni legali intraprese e di procedere alla ristrutturazione del fabbricato secondo quanto previsto dal progetto approvato nel 1978, ha peraltro chiesto, in considerazione del tempo trascorso e della circostanza che il parere si riferiva allo stato di fatto dell’immobile e "non all’idea progettuale" un aggiornamento del progetto del 1978;

ee) tale progetto aggiornato risulta autorizzato dalla Soprintendenza di Caserta in data 18.12.2001 (prot. n. 27577). In data 1 dicembre 2003 la Soprintendenza ha ribadito la validità del progetto approvato nel 1978 ed aggiornato nel 2001 che prevedono comunque la demolizione del terzo piano dell’immobile;

ff) i signori Tizzano, che avevano presentato il 10.3.2003 una DIA per il completamento dei lavori, si vedevano sospesi tali lavori dal Comune con nota n. 4635 del 29.5.2003. Un ulteriore ordine di sospensione lavori era quindi adottato dal Comune in data 17.12.2003. Il Comune poi, in data 8 gennaio 2004, ordinava la demolizione del terzo piano dell’immobile.

gg) nel frattempo, con delibera del Consiglio Comunale n. 23 del 28.3.2003, il Comune di Vairano Patenora ha inserito l’immobile in questione nel programma triennale dei lavori pubblici in vista dell’acquisizione dello stesso al patrimonio comunale per farne sede museale.

9.- Tutto ciò premesso è ora finalmente possibile esaminare il merito del ricorso proposto davanti a questo TAR.

Il Comune di Vairano Patenora, con le due censure centrali del ricorso (secondo e terzo motivo) ha contestato il corretto esercizio da parte della Soprintendenza del suo potere di valutare la compatibilità delle opere oggetto delle domande di condono edilizio con il vincolo storico artistico gravante sull’immobile.

Secondo il Comune, infatti, la Soprintendenza preposta alla tutela del vincolo avrebbe compiuto una valutazione superficiale e approssimativa degli interventi oggetto della domanda di sanatoria dimenticando il giudizio di non compatibilità espresso nel 1970 per la realizzazione di opere di più modesta consistenza e omettendo di indicare le ragioni di tale diversa determinazione e, in generale, le ragioni della compatibilità delle opere realizzate con il vincolo.

Le censure si rilevano fondate.

Risulta infatti dagli atti di causa che il Ministero per i Beni Culturali, nelle sue diverse articolazioni territoriali, mentre, con nota n. 8199 del 6.3.1970, ha negato il nulla osta per l’esecuzione di opere di ristrutturazione dell’immobile in questione "in quanto le opere previste apporterebbero alle linee architettoniche del monumento modifiche inaccettabili per la sua conservazione snaturandone del tutto il carattere…>>, poi, quando sull’immobile sono state abusivamente eseguite opere ben più rilevanti, consistenti nella modifica e rafforzamento di tutte le finestre del piano terra, nella completa realizzazione di un secondo piano, nella realizzazione al rustico di un terzo piano e nella completa ristrutturazione interna ed esterna del fabbricato (sentenza del Pretore di Teano n. 13 del 29.2.1980 confermata dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere il 20.7.1980), ha ritenuto di poter concedere nel 1987, con il provvedimento impugnato, il suo parere favorevole alla sanatoria delle dette opere limitandosi a richiamare un precedente parere favorevole espresso nel 1978 per la realizzazione di opere di ristrutturazione dell’immobile (e quindi prima delle predette sentenze del giudice penale con le quali erano state definitivamente accertate la natura e l’entità delle opere abusive realizzate nell’immobile in questione).

10.- Il comportamento dell’amministrazione dei beni culturali risulta quindi sicuramente contraddittorio e tale contraddittorietà è poi confermata dall’assenza nel provvedimento impugnato di qualsiasi cenno al terzo piano dell’immobile che risultava realizzato solo al rustico (e che successivamente la stessa amministrazione dei beni culturali ha cercato di far demolire con ciò evidenziandone l’incompatibilità con la tutela dell’immobile vincolato) mentre l’unica condizione posta alla sanatoria risultava quella riguardante le finestre che previste tonde (nel progetto del 1978) dovevano essere realizzate quadrate. Nessuna altra indicazione era invece fornita per le altre opere realizzate che pure avevano in sostanza stravolto l’originaria conformazione dell’immobile vincolato con la totale ristrutturazione del piano terra, la realizzazione completa di un secondo piano e la realizzazione al rustico di un terzo piano.

Né si può ritenere non censurabile il comportamento dell’amministrazione dei beni culturali per il riferimento fatto al precedente parere favorevole reso nel 1978.

L’esistenza di un parere sfavorevole reso nel 1970 per opere di minore rilevanza avrebbe dovuto infatti comunque indurre l’amministrazione dei beni culturali a compiere una approfondita istruttoria sulla reale portata degli interventi realizzati e a dare conto della valutazione compiuta all’esito di tale istruttoria con una adeguata motivazione sulle ragioni della ritenuta compatibilità delle opere realizzate con il vincolo storico artistico gravante sull’immobile.

11.- Del tutta ingiustificata in tale contesto è invece l’assenza di una congrua motivazione sulle ragioni di tale ritenuta compatibilità con il vincolo gravante sull’immobile.

Non può in proposito dimenticarsi che la giurisprudenza amministrativa ha oramai da tempo sostenuto la necessità di dare adeguata motivazione anche ad atti e provvedimenti a contenuto favorevole per il richiedente nei quali l’amministrazione esprime sue valutazioni non rigidamente vincolate.

Ciò nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 3 della legge n. 241 del 1990 che ha imposto la motivazione puntuale di tutti gli atti, compreso quelli che espandono le posizioni soggettive degli interessati.

Si deve aggiungere che in alcuni procedimenti (come accade ad esempio per l’autorizzazione paesaggistica), l’atto favorevole esprime una valutazione che se risulta positiva per il privato istante può essere eventualmente negativa per il bene pubblico tutelato. In conseguenza si è affermato il principio che il nulla osta paesaggistico deve contenere una congrua e puntuale motivazione sulla compatibilità dell’intervento edilizio con il bene oggetto di tutela (fra le ultime TAR Sardegna n. 80 del 26 gennaio 2004) in modo da consentire il sindacato di legittimità dell’atto di assenso.

Più in generale si è affermato che la sussistenza di un ambito valutativo improntato a criteri discrezionali e/o di merito riservato all’ Amministrazione non può esimere questa dall’adottare un’adeguata motivazione in ordine ai presupposti ed ai parametri posti a fondamento delle proprie valutazioni, al fine di consentire una verifica, quanto meno estrinseca, dell’iter logico giuridico seguito, con la conseguenza che deve ritenersi illegittimo per difetto di motivazione il parere favorevole al rilascio di una concessione in sanatoria per un fabbricato abusivamente ampliato che non consenta di ricostruire il percorso logico seguito per l’ imposizione delle prescrizioni, né i parametri in base a cui esse sono state configurate (TAR Palermo n. 1575 del 30 settembre 2003).

12.- Nel caso di specie, in relazione alla lunga vicenda (che si è esposta) riguardante la ristrutturazione dell’immobile denominato "Taverna Catena" e tenuto conto soprattutto della contrarietà più volte manifestata dal Comune di Vairano Patenora (che come si è visto deve considerarsi titolare di un interesse qualificato alla tutela di un bene che ricade sul suo territorio e che ad esso dà notorietà) alle opere di ristrutturazione e ampliamento dell’immobile realizzate abusivamente dai proprietari, e alle valutazioni contrarie già espresse dal Comune in ordine al precedente parere del 1978, e considerato il contrasto del nuovo parere favorevole con il precedente parere negativo del 1970 e con le conclusioni cui era giunto il giudice penale nel 1980, si deve ritenere che l’amministrazione dei Beni culturali aveva il dovere di esprimere le sue valutazioni sulla compatibilità delle opere realizzaste con il vincolo gravante sull’immobile in forma compiuta e motivata e non emanare un atto sostanzialmente immotivato e restare poi successivamente inerte quando il Comune ha fatto ricorso avverso il parere favorevole.

13.- Per le esposte ragioni il parere impugnato risulta quindi illegittimo perché immotivato e perché contraddittorio con un’altra precedente valutazione compiuta dallo stesso Ministero dei Beni Culturali.

Deve peraltro aggiungersi, senza entrare nel merito di valutazioni che sono proprie dell’amministrazione dei beni culturali, che il parere impugnato appare anche in contrasto, in relazione all’entità ed alla tipologia delle opere realizzate, con il vincolo gravante sull’immobile vincolato.

Ciò risulta implicitamente confermato dall’approvazione da parte della locale Soprintendenza, dopo la presentazione del presente ricorso, di un progetto che prevede la demolizione del terzo piano in sopraelevazione dell’immobile in questione.

14.- Per tutte le esposte ragioni il ricorso deve essere accolto e il parere impugnato deve essere in conseguenza annullato, con assorbimento delle altre censure sollevate.

Sono fatti salvi (ovviamente) gli ulteriori provvedimenti dell’autorità amministrativa.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, sede di Napoli sez. IV^, accoglie il ricorso in epigrafe proposto dal Comune di Vairano Patenora e per l’effetto annulla la nota prot. n. 21103 del 7.12.1987, della Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici per le province di Caserta e Benevento, con la quale era stato espresso parere favorevole alla richiesta di sanatoria presentata per lavori abusivi riguardanti l’immobile denominato "Taverna Catena".

Condanna l’Amministrazione intimata al pagamento di € 2.000 (duemila), in favore del Comune di Vairano Patenora per spese e competenze di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia decisa dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli, nella Camera di Consiglio del 12 ottobre 2005

dott. Dante D’Alessio - Presidente estensore.

Il Segretario.