FACCIATA LATERALE DEL FABBRICATO   " TAVERNA CATENA "   ( ORA IN ABBANDONO )

 (  ALTRO PARTICOLARE DEL  FABBRICATO IN FORMA RAVVICINATA   )

 

   

                PARTE   POSTERIORE   PROSPICIENTE  IL FABBRICATO

                    " TAVERNA CATENA "   (SEMPRE ABBANDONATO)

 

   FACCIATA  PRINCIPALE DI   " TAVERNA CATENA "  NEGLI ANNI   ' 60 "

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La storica Osteria dell’incontro

Il regio ingegnere Onofrio Parascandolo, ordinato dal tribunale per la stima dei beni feudali e burgensatici proprìetà privata non soggetta al Re, nella descrizione, minuta e particolareggiata, dei beni ducali e della vita civile degli abitanti del luogo, ricorda: « l'Osteria di Caianello » a circa un miglio dalla «Terra di Marzanello », che è « Situata in una cima di montagna, e si accede in essa per due strade, una, che circonda detta montagna, larga ed aperta, e l’altra più comoda a salire a piedi ed a cavallo, e viene la medesima Terra ad essere quasi di figura rotonda, senza mura attorno. »

L’Osteria viene detta di Caianello perché, a quel tempo la contrada di Patenara, ove sorgeva e tuttora esiste il predetto edificio, anche se manomesso, portava tale nome, cambiato, col passar degli anni per metabolismo politico, in quello di Vairano Scalo.

Lo stesso Regio Tavolario ci fa sapere. inoltre, nella relazione accennata, stilata nel 1724 durante il processo a carico del defunto Duca, insolvente, che la Taverna era di nuova costruzione e che « La stalla, larga palmi ventisei, lunga palmi sessanta ed alta assai», atta a costruirvi,  «Una buona pagliera», non era ancora terminata. Era stato costruito solo il greggio dell’edificio, senza rifiniture. La « Pagliera », infatti, non era stata ancora fatta.

Il duca Domenico Mariconda, sulle 50 moggia di terreno ubicate nella zona di Patenara, prospiciente la sua sontuosa dimora alle pendici di monte S. Angelo, aveva fatto costruire poco prima del decesso, intorno al 1720, alcuni edifici nuovi, tra cui la famosa Taverna, ai bordi della strada diretta a Venafro, ed altri edifici restaurati o appena iniziati, la cui spesa esorbitante contribuì a polverizzare l’economia della Camera Ducale e a mettere i suoi fittoni al sole, con vendita all’asta dei beni privati e feudali.

Ripetiamo che la Taverna recepì l’appellativo di Catena durante le cacce reali di Borbone nella riserva di Torcino, per la catena che si apponeva attraverso la strada per impedire il traffico.

Sull'estrema vetta di monte S. Angelo, che si innalza a poche centinaia di metri, in un luogo chiamato « Pizzo di guardia » anche nella relazione del Parascandolo, vigeva l'uso di mettere una vedetta per sorvegliare le grandi strade della storia ed in particolare le diligenze postali, unico mezzo di trasporto pubblico per corrispondenza e per passeggeri, spesso assaliti dai soliti malviventi, assetati di preda. .................................................................................................

PERTANTO VAIRANO SCALO NON E' TERRITORIO POI TANTO GIOVANE, ED I SUOI ALBORI LI POSSIAMO FAR RISALIRE  TRANQUILLAMENTE  AL       "  1724 " .

 

  

     TAVERNA  CATENA NEGLI ANNI   ' 80   DOPO L'ABUSIVISMO

     EDILIZIO PRATICATOGLI

     

   

TAVERNA  CATENA  NEL  2008   CON GLI EVIDENTI SEGNI DELLO ABUSO PRATICATO MA CON UN LEGGERO STATO CONSERVATIVO PRATICATOGLI SU ORDINANZA DELLA MAGISTRATURA